Silone informatore del fascismo? Un caso che dura da 14 anni
PESCARA. La biografia romanzata sul “fenicottero” Tranquilli scritta da Renzo Paris riaccende gli animi intorno al cosiddetto caso Silone, uno dei débat storico-letterari più complessi che la cultura...
PESCARA. La biografia romanzata sul “fenicottero” Tranquilli scritta da Renzo Paris riaccende gli animi intorno al cosiddetto caso Silone, uno dei débat storico-letterari più complessi che la cultura italiana abbia avuto negli ultimi vent’anni. Il problema è sempre alla radice: quando la verità nasce ambigua, non può che portarsi dietro il marchio dell’assurdo per l’intero svolgimento della propria storia, e lasciarne ai posteri l’ardua interpretazione. Così è stato per Silone, l’intellettuale e il politico tutto d’un pezzo, eppure l’uomo “anormale” – per sua stessa ammissione –, l’uomo dalla stretta di mano debolissima e cadente.
L’unità coriacea del suo “mito” si infrange nel 1996 quando due ricercatori, Mauro Canali e Dario Biocca, durante un convegno tenutosi a Firenze, rendono pubbliche carte conservate nell'Archivio centrale di Stato, dalle quali risulta evidente la collaborazione tra Ignazio Silone e la polizia fascista, in particolare la strettissima collaborazione tra lo scrittore e il commissario Guido Bellone. La ricerca completa verrà pubblicata solo nel 2000 nel volume “L'Informatore: Silone, i comunisti e la polizia”, in cui troviamo un Silone impegnato a fornire meticolosamente notizie sull'organizzazione del partito comunista, sui nomi dei dirigenti, le loro false identità e i loro spostamenti. Da quel momento il “caso Silone” esplode in tutto il suo clamore. Il caso viene subitamente smontato da due figure di prestigio: la prima, quella di Indro Montanelli, che arriva a dichiarare «anche se Silone stesso si alzasse dalla tomba per dirmi che queste accuse erano vere, ancora non le crederei». Giuseppe Tamburrano, invece, attraverso la ricerca condotta nel libro “Processo a Silone. La disavventura di un povero cristiano” (2001) dimostra come molti dei documenti consultati da Canali e Biocca siano lacunosi, imprecisi e soprattutto inaffidabili perché non riconducibili a fonti coerenti dal punto di vista grafologico. Questa contrapposizione storiografica dal punto di vista mediatico fu utilizzata sia dai detrattori che dai sostenitori di Silone, infiammando nel biennio 2000-2002 le pagine dei maggiori quotidiani nazionali. Più sfumate furono invece le posizioni di storici come Sabbatucci e Melograni: il primo sostenne che le carriere parallele intraprese da Silone furono così intrecciate da rendere difficile la comprensione di quale fosse la più autentica; il secondo partì dai suoi romanzi, riscontrando nei personaggi un’ambiguità irriducibile e di certo originata da quella del loro autore.
(f.d’a.)
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