Silone, uno 007 abruzzese per salvare l’Italia dal fascismo

16 Novembre 2018

Nuovi documenti rintracciati dallo studioso ortonese Napoleone fanno luce  sul ruolo dello scrittore di Pescina nella guerra di spie a fianco dell’Urss 

Cosa resta di Ignazio Silone se lo spogliamo dei panni del grande scrittore quale è stato?
Più o meno un James Bond abruzzese degli anni Venti al servizio dell’Unione sovietica, intento a districarsi nel doppio gioco con gli informatori fascisti per passare, a sua volta, notizie riservate all’Internazionale comunista.
E a ben vedere Silone, al secolo Secondo Tranquilli ((Pescina, 1º maggio 1900 – Ginevra, 22 agosto 1978) ), non fu una spia qualunque, ma una di quelle che Mosca riteneva più affidabili per contrastare l’ascesa del fascismo in Europa.
Di certo l’autore di Fontamara non fu un infiltrato al soldo del regime di Benito Mussolini, come certi studi, frutto di una lettura parziale dei documenti storici, hanno sostenuto.
L’attività di spionaggio dello scrittore abruzzese viene chiarita un volta per tutte da Giulio Napoleone, probabilmente uno dei maggiori esperti di Silone al di fuori delle questioni più strettamente letterarie. Che Napoleone, 54enne ortonese, sia uno che ne sappia più degli altri sul tema, lo certifica la sua recente pubblicazione “Il segreto di Fontamara”, che ha ricevuto il Premio Kafka 2018 ed è stato proposto anche per altri riconoscimenti di rilievo in Italia.
Dopo aver scoperto dattiloscritti inediti sulla prima militanza comunista di Silone, e i suoi successivi rapporti tesi con la dirigenza del Pci, le nuove ricerche dello studioso si focalizzano su una serie di documenti rinvenuti tra archivi italiani e russi.
Nel lavoro che dovrebbe vedere la luce nel 2019, verrà sgomberato il campo dalla teoria che addita lo scrittore di Pescina come spia fascista: «Una visione parziale e distorta», la definisce Napoleone, «che purtroppo nasce da studi basati su un solo archivio, mancando così di organicità e di una corretta valutazione».
In pratica alcuni saggi si fermano alle informazioni che effettivamente Silone, con lo pseudonimo di “Silvestri”, passa al commissario della Direzione generale di pubblica sicurezza (Dgps), tale Bellone, con il quale ha stretto rapporti già prima dell’avvento al potere del fascismo.
«In realtà, come si evince dai documenti degli archivi moscoviti, Silone dà queste notizie su incarico diretto dell’Internazionale comunista», spiega lo studioso, «perché proprio dal Comintern ha ricevuto l’incarico di infiltrarsi come spia nelle organizzazioni fasciste.
Tutto comincia grossomodo nel giugno del 1921, quando Silone è inserito nel comitato esecutivo dell’Internazionale comunista giovanile di Berlino, dove conosce Lenin e Trotsky, e viene nominato “agente bolscevico per l’estero”. Già prima del ’22 il fascismo è la preoccupazione e l’oggetto principale di ogni discussione negli ambienti comunisti», ricorda Napoleone, «perciò Mosca invita ad entrare nelle fila fasciste per conoscerne al meglio l’organizzazione, e minarne l’azione al momento opportuno».
Ed è appunto quello che fa l’agente Silvestri: «In pratica le notizie che Silone affida agli organismi italiani che si occupava della sicurezza dello Stato, sono una sorta di contentino per presentarsi ai loro occhi come un collaboratore affidabile», continua il ricercatore ortonese, «e avere quindi la possibilità di osservare il fascismo dall’interno, raccogliere a sua volta informazioni e farle arrivare a Mosca: di certo non avrebbe avere la fiducia di Bellone e della Dgps se non riferisse niente!».
Nel 1923 il Comintern sancisce definitivamente, nelle “Direttive per la lotta contro il fascismo”, la necessità di una “attività illegale” all’interno delle organizzazioni fasciste, soprattutto nei casi in cui sono già al potere, come in Italia, o vicini ad arrivarci.
È proprio in questo periodo, tra il 1923 e il 1924, che è più florida l’attività dell’agente Silvestri.
Che questi goda poi della fiducia incondizionata di Mosca, nonostante già qualche comunista italiano abbia provato, peraltro vanamente, a screditarlo, lo testimonia il fatto che nel marzo del 1923 Silone apre i lavori della conferenza di Francoforte sulla lotta al fascismo, primo grande evento internazionale antifascista.
A mettere una pietra tombale sul collaborazionismo dello scrittore di Pescina sono inoltre le considerazioni sulla sua affidabilità che emergono da altri documenti italiani: «Le notizie che passava a Roma», sottolinea Napoleone, «erano spesso generiche, prive di conseguenze, in alcuni casi già note alla polizia o contraddittorie, e come tali bollate dagli stessi fascisti».
Ad esempio, nel maggio del 1924, un rapporto del prefetto di Roma Cesare Bertini, parla esplicitamente di inaffidabilità delle soffiate che arrivano da Tranquilli-Silvestri. Cinque anni dopo, una nota del ministero degli Esteri sulle attività nella quali è coinvolto Silone, esprime «timore che l’informatore o gli informatori in questione non siano che dei mistificatori che gabellano per informazioni segrete una mescolanza di fantasia e di notizie, almeno qui, di pubblico dominio».
Di lì a poco comunque lo stesso agente Silvestri si congeda da Bellone, con una lettera inviata da Locarno, in Svizzera, nell’aprile del 1930.
Ad arricchire questa nuova ricerca di Napoleone, c’è infine un documento di estremo interesse per gli amanti dello scrittore marsicano, e cioè la tessera risalente al 1921 di agente del Comintern per l’estero, intestata a Secondo Tranquilli: questa, oltre a confermare la diretta dipendenza di Silone da Mosca, presenta la prima fotografia conosciuta del giovane Silone, finora inedita.
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