Sio: «Ragazzi provate a creare, senza aver paura di fare schifo»

1 Giugno 2024

Il disegnatore veneto: «Ogni cosa che facciamo è politica» E per il suo stile inclusivo vince il Pulcinella diversity award 

PESCARA. «Secondo me l'ispirazione non esiste, uno si mette lì e a un certo punto scriverai o disegnerai qualcosa. Hai paura di fare schifo? Sì, farai anche schifo, ma fallo il prima possibile. Poi, a mano mano migliorerai e farai bene. Anche io ho fatto schifo e lo faccio tutt'ora, certo non pubblico tutte le cose che faccio. Se avete paura di fare schifo e aspettate, non farete mai niente».
È un messaggio scanzonato, come del resto è nel suo stile, ma ricco di forza e di speranza quello che Sio, al secolo Simone Albrigi, dà ai ragazzi ma buono per tutti. E lo fa dalla platea di Cartoons on the Bay in corso a Pescara fino al 2 giugno, per cui ha realizzato il manifesto della sezione Kids.
Classe 1988, veneto, fumettista con un canale Youtube da più di 2,3 milioni di iscritti e più di mezzo miliardo di visualizzazioni, ha disegnato per Panini, Bonelli, Feltrinelli e anche per le vignette del gelato Cucciolone. È uno dei soci fondatori della casa editrice Gigaciao, con cui pubblica in edicola il mensile di fumetti Scottecs Gigazine e i suoi libri. «Evviva! Che bello, ho superato le 10mila copie e sono tutti longseller», commenta. Ma ha anche fatto un videogioco e sta realizzando una canzone con animazione, insieme allo studio Agouti, che durerà ben sette ore in loop dal titolo L'unicottero. «Dura tanto lo so», racconta Sio, «ma mi fa ridere fare le cose esagerate. Ho già fatto una cosa del genere che si chiama Sette ore di squali».
Quello di Sio è un linguaggio senza parolacce e volutamente inclusivo e femminista, cosa per cui a Cartoons 2024 vince anche il Pulcinella Diversity Award. «Scrivo cose che mi divertono, ma che evidentemente divertono anche un pubblico di varie età. Quando incontro le persone arrivano anche famiglie intere, che mi dicono che mi leggono tutti e io ne sono molto contento. L'unica che non capisce i miei fumetti», ammette ridendo, «è mia sorella, però lei fa il medico ed è troppo diverso...».
Ma quanto è difficile far ridere in un mondo con due guerre? «La situazione internazionale è drammatica», ammette, «ma lo era per motivi diversi anche prima. La questione israelo-palestinese va avanti dal 1966 ed è un casino, sono d'accordo. Ma per me la risata è uno dei meccanismi di sopravvivenza dell'essere umano e quindi mi sembra naturale comunque scherzare anche adesso. Nelle mie strisce, ad esempio, c'è un vecchio che muore in continuazione, secondo me è anche un modo per parlare della morte anche se non in maniera approfondita».
Una volta Sio ha detto che fare fumetti è fare politica? «Sì, nel senso che credo che tutto sia politico, anche prendere o non prendere una posizione penso che sia politica. Io ho fatto gli scout e anche quello che mi hanno insegnato i miei genitori è questo: qualsiasi cosa si fa nella vita è una posizione. Per questo faccio riflessioni sul cercare di non distruggere la terra, sul femminismo e anche cose più drammatiche a volte».
L’artista veneto ammette di esserti sempre sentito a disagio con gli stereotipi di genere. «Mi hanno sempre fatto male e quando ero piccolo non volevo fare a cazzotti con i miei amici, ma preferivo parlare dei sentimenti e piangere guardando film. Per questo faccio riflessioni sul patriarcato che fa male a tutte le persone e poi quindi cerco di conseguenza di ascoltare anche in generale le persone, a partire da quelle non binarie, che non si identificano come maschio o femmina. Lo schwa può essere una delle soluzioni, per parlare a tutt*, a me piace di più come alternativa al maschile sovraesteso. Anche Vera Gheno nell’appena uscito libro Grammamanti cita studi scientifici che comunque dimostrano che il nostro cervello, di fronte a un maschile sovraesteso, percepisce comunque prima il maschile e solo in seguito che si sta parlando di tutte le persone. Lo schwa mi sembra un'alternativa, con le sue criticità. Sicuramente ha dei problemi, non è la soluzione, ma è una proposta. Poi nessuno impone niente a nessuno».