Siravo porta in scena le donne di Assous «Vere rivoluzionarie»

L’AQUILA. La voce è profonda e roca, gli occhi lucidi, mentre le sue parole attraversano la drammaturgia internazionale, le difficoltà nei rapporti tra uomo e donna, le macerie di Onna. Sembrano...
L’AQUILA. La voce è profonda e roca, gli occhi lucidi, mentre le sue parole attraversano la drammaturgia internazionale, le difficoltà nei rapporti tra uomo e donna, le macerie di Onna. Sembrano lontani i tempi del commissario Leoni nella fiction “Vivere” per Edoardo Siravo, che all'Aquila per lo spettacolo di Eric Assous “Le nostre donne”, anche se «tutti mi conoscono in quei panni» dice. Una prima nazionale che andrà in scena stasera alle 21 (con replica domani alle 17.30) al Teatro Zeta a Monticchio. Lo spettacolo – della stagione Volo libero diretta da Manuele Morgese – vedrà come protagonisti, insieme a Siravo, Emanuele Salce e lo stesso Morgese che torna a recitare all'Aquila, dove lavora, dopo tre anni. La regia è affidata a Livio Galassi, mentre le raffinate scene e i costumi sono opera di Lorenzo Cutuli.
Il testo non è mai stato rappresentato in Italia, mentre in Francia, dopo il grande successo al Theatre de Paris con Jean Reno protagonista, ne è già stato tratto un film in uscita proprio in questo aprile, firmato da Richard Berry con Daniel Auteuil.
Perché la scelta di un testo francese?
«In questo momento la drammaturgia francese è in auge, perché in Francia c'è uno Stato che considera la cultura un fatto importante e le produzioni sono di altissimo livello. Da noi, che la cultura è a pezzi, non ci sono più drammaturghi. Conosco Assousm l'autore della commedia, ho avuto la fortuna di incontrarlo a Parigi. E' molto bravo. Avrei voluto prima o poi recitare un suo testo e casualmente Manuele Morgese mi ha chiamato per farlo».
Che spettacolo deve aspettarsi il pubblico?
«Una bella commedia, divertente come tutte le commedie francesi. Ma non c'è solo l'aspetto comico. Si parla di un tema complesso, della difficoltà del rapporto tra uomo e donna, tra femmina e maschio. Una difficoltà ancestrale che dovrebbe essere risolta dall'amore. Questo sentimento spesso colma le distanze, ma non sempre».
Come sono oggi i rapporti tra uomo e donna?
«Complessi. Assous però ci lascia una speranza, una nota ottimistica. Credo che questi rapporti avranno bisogno di tempo per essere sistemati, un compito che sarà di mia figlia o dei miei nipoti. Noi abbiamo vissuto negli ultimi 20-30 anni una complessità assoluta in tal senso, dovuta anche alla rivoluzione femminile, forse l'unica rivoluzione reale. Ma come tutte le rivoluzioni anche quest'ultima ha avuto dopo di sé una restaurazione: il mondo è diventato un po' più maschilista. A dire la verità mi piacerebbe che le donne fossero diverse in politica. Ho avuto la speranza che si comportassero in maniera differente dagli uomini, ma poi ho avuto anche grandi delusioni».
Quale tra i tanti personaggi interpretati le è rimasto maggiormente nel cuore?
«Il personaggio che più ho amato è forse Jean della “Signorina Giulia” di August Strimberg, interpretato all'Aquila insieme a Vanessa Gravina nel 2006. Sicuramente anche il commissario Leoni di “Vivere” è per me importante. Ancora in molti mi fermano per strada, mi riconoscono in quel ruolo, nonostante siano 10 anni che ho lasciato i suoi panni. Negli abiti di un poliziotto ho portato l'uomo, non il supereroe. E poi spero di interpretare ancora molti personaggi: Macbeth e Cirano, per esempio. Ho fatto più di 200 spettacoli e quindi penso di aver rivestito circa 200 ruoli, solo in teatro. Mi sono divertito molto».
Spesso si trova in Abruzzo, che rapporto ha con questa terra?
«La amo, sono un “cugino” perché sono di origine molisana. Mi lega all'Abruzzo anche il fatto che nella Valle Roveto mia madre ha degli interessi. Sono spesso in questa regione, è una terra che mi piace moltissimo. Vedere ancora L'Aquila così martoriata non è facile. Ma l'animo abruzzese è tosto, pervicace: non mollerete. Sono andato per caso a Onna: accanto ai dirupi c'è la vita che continua. D'altra parte è per tutti così. L'altro giorno stavo per morire perché un capriolo mi ha attraversato follemente la strada. Al di là del rischio che ho corso, non ho potuto fare a meno di pensare che ci sono ancora i caprioli in questa terra. Una meraviglia».
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