Solfrizzi è Argante “Il malato immaginario” che ha paura di vivere

L’attore in scena a Pescara con il capolavoro di Molière racconta le debolezze del genere umano e le sue qualità
PESCARA. Un grande classico con protagonista un attore amatissimo per il nuovo appuntamento della stagione teatrale della Società del Teatro e della Musica “Luigi Barbara” di Pescara: domani alle ore 21 e in doppia replica martedì 30 novembre alle ore 17 e alle 21 al Circus va in scena “Il Malato Immaginario”, uno dei capolavori di Molière, con Emilio Solfrizzi.
Attore eclettico, impegnato sia in teatro che in televisione e nel cinema, Solfrizzi alterna ruoli comici e drammatici, realizzando così un racconto variegato e molteplice dell’uomo di oggi. Dall'esperienza di “Toti e Tata” con Antonio Stornaiolo alla collaborazione con l’autore Gennaro Nunziante, dalle serie tv ai film diretti dai fratelli Taviani, Cristina Comencini, Silvio Soldini e Sergio Rubini, nel suo percorso trovano spazio le tante possibili esperienze di un attore contemporaneo che racconta sia le debolezze del genere umano che le sue straordinarie qualità. E ora è Argante sul palco. Il teatro come finzione, come strumento per dissimulare la realtà, fa il paio con l’idea di Argante di servirsi della malattia per non affrontare «i dardi dell’atroce fortuna». “Il malato immaginario” ha più paura di vivere che di morire e il suo rifugiarsi nella malattia non è nient’altro che una fuga dai problemi, dalle prove che un’esistenza ti mette davanti. La tradizione, commettendo forse una forzatura, ha accomunato la malattia con la vecchiaia, identificando di conseguenza il ruolo del malato con un attore anziano o addirittura vecchio, ma Molière lo scrive per se stesso quindi per un uomo sui 50 anni, proprio per queste ragioni un grande attore dell'età di Emilio Solfrizzi restituisce al testo un aspetto importantissimo e certe volte dimenticato, vale a dire il rifiuto della propria esistenza.
La comicità di cui è intriso il capolavoro di Molière viene così esaltata dall’esplosione di vita che si fa tutt’intorno ad Argante e la sua continua fuga attraverso rimedi e cure di medici improbabili crea situazioni esilaranti. Una comicità che si avvicina al teatro dell’assurdo, Molière, come tutti i giganti, con geniale intuizione anticipa modalità drammaturgiche che solo nel ‘900 vedranno la luce. Si ride, tanto, ma come sempre l’uomo ride del dramma altrui.