«Sono affamato di scrittura e versi fatti di vento forte»

27 Gennaio 2020

È uscito “21 poesie invece di chiederti come stai” del teatino che a Popoli ha aperto Il libraio di notte

POPOLI. Un poeta libraio con la scrittura nel sangue e l’Abruzzo nel cuore. Si intitola “21 poesie invece di chiederti come stai”, l’esordio su carta stampata di Paolo Fiorucci. Classe 1984, teatino, Paolo è conosciuto anche come “Il Libraio di Notte”, nome dato alla libreria indipendente che ha aperto a Popoli nel 2018. Una scelta coraggiosa, in un momento difficilissimo per il settore: negli ultimi cinque anni sono state oltre 2.300 le librerie che hanno chiuso i battenti, tra cui la storica Paravia di Torino.
Come nasce “21 poesie invece di chiederti come stai”?
Sono le poesie di un pendolare, un libraio che tutti i giorni da Chieti prende il treno che lo porta a Popoli, e in quel vagone scrive. La raccolta comincia a prendere forma nell’estate 2019, diventa una plaquette autoprodotta per finanziare gli eventi della libreria, qualcuno la apprezza, un editore – Riccardo Condò – se ne accorge e nel dicembre scorso decide di farla diventare libro.
Cosa la ispira nella scrittura?
Considerate le volte che appare nel libro, a cominciare dalla copertina, rispondo: i treni. Sono influenzato dai luoghi dove passo la maggior parte del mio tempo, quindi nelle mie poesie soffia un vento forte; d’inverno nevica più che altrove, certe volte ci si sente parecchio soli, ma, come disse Hemingway, “d’estate le notti sono fresche, e non c’è primavera più splendida”. Infine, mi ispira quel poco che ho capito dell’amore, anche se il più delle volte a muovere tutto è quello che non ho compreso.
“21 poesie invece di chiederti come stai” è anche un reading-concerto che sta portando in giro con Domenico Gialloreto, chitarrista fingersyle, in quello che ha definito “Minimo Tour”…
È incentrato sull’esecuzione, in chiave acustica, di brani della migliore canzone d’autore italiana, da De André passando per Tenco, Guccini, De Gregori, Paoli, Graziani, Dalla, Battisti, Fossati, Fabi, Brunori Sas e tanti altri. Le canzoni sono intervallate da letture di poesie tratte dal libro. “Minimo Tour”, perché sulla scena ci sono soltanto la voce, una chitarra e le 21 poesie, e perché privilegia i piccoli centri. Mi sta facendo capire che la ripresa dei piccoli paesi spopolati passa anche e soprattutto attraverso gli eventi culturali, che devono assolutamente fare tappa da quelle parti, dove la parola “evento” riprende la sua accezione originaria.
La conoscono anche come il Libraio di Notte per la libreria aperta nel luglio del 2018 a Popoli. Una scelta coraggiosa, in un momento piuttosto complesso per il settore determinata da cosa?
Una scelta coraggiosa, ma per me l’unica possibile. Ho cominciato l’avventura di libraio senza avere un “piano B” in testa, mettendoci quindi tutto l’impegno possibile, e certi giorni anche l’impegno impossibile. Qualche risultato è stato raggiunto, spero di continuare su una strada che sembra essere quella giusta.
Parlando dei suoi versi, Franco Arminio ha detto: “Queste sono le poesie che mi piacciono: chiare e tenere e vere”. Anna Bischi Graziani ha dichiarato che lei ha “l’Abruzzo nel sangue, come Ivan”, che effetto le fa?
Sono parole preziose, pronunciate da persone preziose. Arminio è stato l’ideologo alla base del progetto “Il Libraio di Notte”, senza i suoi scritti di paesologia non avrei mai aperto una bottega così. È un poeta di terra, che parla alla gente con la lingua della gente, mi piace molto. Anna ha camminato accanto a Ivan per quarant’anni, contribuendo alla stesura di brani meravigliosi che hanno cantato la provincia abruzzese come nessuno prima di allora era riuscito a fare. Sono parole difficili da indossare, che mi imbarazzano e mi rendono felice al tempo stesso.
Nel 2012-’13 ha collaborato con Massimo Germini, storico chitarrista di Vecchioni, e con Max Manfredi, due volte Targa Tenco. Ci racconti.
Massimo Germini ha arrangiato e registrato alcuni miei brani, altri ne abbiamo scritti insieme, lui la musica e io il testo. Max Manfredi prestò la sua voce in un brano scritto da me e Germini, “Il cielo degli orsi”, composto dopo l’esecuzione di fatto dell’orso M13 in Valposchiavo. Da quella canzone nacque un disco, prodotto con l’associazione Salviamo l’Orso, per la salvaguardia dell’orso bruno marsicano. Ho composto canzoni per più di 10 anni, poi, gradualmente, l’interesse per la componente musicale è venuto meno e il rapporto con le parole è diventato esclusivo.
Cos’è la poesia per Paolo Fiorucci?
Rispondo con una mia poesia inedita: “Scrivo perché ho fame e so fare solo questo: avere fame e scrivere. Poesia è una strega delle case popolari che impaurisce i bambini e chiama nel suo appartamento lurido, dove vivo da più di trent’anni”.
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