«Sono giovane e voglio imparare torno da Caracas alle mie vigne»

ORSOGNA. «Orsogna, l'Abruzzo, un posto speciale. A destra il Gran Sasso, di fronte la Maiella e alle spalle vedi il mare». Per il giovane Gaetano Lamaletto, nato a Caracas 26 anni fa, fresco di studi...
ORSOGNA. «Orsogna, l'Abruzzo, un posto speciale. A destra il Gran Sasso, di fronte la Maiella e alle spalle vedi il mare». Per il giovane Gaetano Lamaletto, nato a Caracas 26 anni fa, fresco di studi di economia all'università di Boston e da poche ore rientrato nella terra dei padri, il futuro parla già abruzzese. La terza generazione di affermati industriali edili (originari della provincia teatina,emigrati in Venezuela negli anni '50) ha le idee chiare su come andranno le cose nei prossimi tempi. Tornare alla terra, nella tenuta di famiglia sulle colline alle falde della Maiella, per dedicarsi alla produzione di vino di qualità, i vini del Feuduccio di Santa Maria d'Orni, nel cuore del parco dell'Annunziata. Così è stato per suo nonno Gaetano, originario di Giuliano Teatino e fondatore della tenuta, e per suo padre Camillo, leader nella produzione di ceramiche e materiali edili in Venezuela. Valery, la sua fidanzata venezuelana (nonni italiani) è volata con lui, disposta a seguirlo nell'avventura di famiglia.
Gaetano, con che animo si prepara al debutto al Vinitaly di Verona?
«Per il Feuduccio questo è l'anno della rinascita, una squadra rinnovata e una serie di etichette in anteprima per ricominciare dalla strada giusta. Sono eccitato al solo pensiero, non so cosa aspettarmi, voglio partecipare, osservare il lavoro degli altri, fare esperienza. Affiancherò il nuovo direttore generale e tutta la squadra, voglio imparare a fare il vignaiolo e capire tutto a fondo, stare in campagna coi contadini e seguire il ciclo fino all'imbottigliamento. Un lavoro che mi incuriosiva da bambino quando venivo a trovare mio nonno. Il lavoro in campagna toglie tempo, è difficile, ma la soddisfazione che regala non è uguale a nessun altro lavoro».
La sua preparazione è di stampo internazionale. Dalla laurea negli Stati Uniti alla scelta di lavorare in campagna in Abruzzo: una sfida?
«Con il nostro vino voglio far distinguere l'Abruzzo in tutto il mondo. Il vino italiano, e abruzzese, è già conosciuto all'estero, i produttori sono tanti e tutti vanno alla ricerca di nuovi mercati perché in Italia l'economia è difficile. Io lavorerò al fianco di mio padre, la sua esperienza commerciale anche in Europa è un grandissimo vantaggio. Il nostro approccio sarà globale, i nostri prodotti speciali, unici, per l'amore che c'è dentro. C'è bisogno di amore nel lavoro, nella vita. Il vino è un prodotto vivo, se non c'è amore dentro non possiamo aspettarci un prodotto vero!».
Jolanda Ferrara
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