Spie, boss, nazisti guerre stellari e uomini irrazionali

17 Dicembre 2015

di Anna Fusaro Eccoli i pezzi da novanta di Natale, che iniziano in questi giorni l'occupazione delle sale. Da ieri sono arrivate le superpotenze americane, "Star Wars" e il nuovo Spielberg "Il ponte...

di Anna Fusaro

Eccoli i pezzi da novanta di Natale, che iniziano in questi giorni l'occupazione delle sale. Da ieri sono arrivate le superpotenze americane, "Star Wars" e il nuovo Spielberg "Il ponte delle spie". Preceduto da una campagna pubblicitaria ossessiva, "Star Wars - Il risveglio della Forza" (presentazione sul Centro dimartedì scorso) è uscito in anteprima mondiale in Italia, un giorno prma degli altri Pesi europei e due giorni prima degli Stati Uniti. Diretto da J.J. Abrams, il settimo capitolo della saga creata oltre trent'anni fa da George Lucas inaugura una nuova trilogia, con nuovi protagonisti - Rey (Daisy Ridley), Finn (John Boyega), Poe (Oscar Isaac) - accanto ai vecchi personaggi amati dal pubblico, Luke Skywalker (Mark Hamill), Han Solo (Harrison Ford), la principessa Leila (Carrie Fisher).

Dalle guerre stellari a una pagina vera della Guerra Fredda con la spy story di Steven Spielberg interpretata da Tom Hanks "Il ponte delle spie". Quarto film insieme per regista e attore (dopo "Salvate il soldato Ryan", "Prova a prendermi" e "The Terminal"), "Bridge of Spies" racconta la trattativa realmente condotta nel 1962 per il governo americano da James Donovan (Hanks), avvocato assicurativo di Brooklyn, reclutato dalla Cia per negoziare il rilascio di Francis Gary Powers, pilota americano di un aereo spia catturato dai sovietici nel maggio 1960. Donovan aveva a suo tempo intuito che la spia sovietica Rudolf Abel, arrestato nel 1957 dall'Fbi e di cui era stato legale d'ufficio, poteva un giorno diventare pedina di scambio («Una polizza per i tempi cupi» disse al giudice che voleva condannare Abel alla sedia elettrica). E così fu pochi anni dopo. L'abile negoziato di Donovan portò a Berlino ovest il pilota (e uno studente) attraverso il ponte di Glienicke. Nel cast Amy Ryan e Alan Alda.

Esce oggi "Irrational man" di Woody Allen, che giunto agli ottant'anni dirige un film cupo, una commedia nera ascrivibile al filone dark ("Crimini e misfatti", "Sogni e delitti", "Match Point"), in cui il maestro newyorchese (si) pone interrogativi morali e filosofici. Qui le sue domande prendono corpo nel tormentato Abe Lucas, professore di filosofia in un piccolo college di provincia, tipo accidioso, disilluso, bevitore (Joaquin Phoenix, più depresso che in "Her"). Nulla sembra scuoterlo dalla crisi esistenziale, nemmeno l'interesse di due donne, la collega Rita (Parker Posey) e la studentessa Jill (Emma Stone). Finché lo spunto, casuale, per un omicidio non gli dà nuova ragione di vita.

In sala da oggi anche "Francofonia" del russo Aleksandr Sokurov, Leone d'oro a Venezia nel 2011 con "Faust". Il film, coprodotto dal Louvre, sposa documentario e finzione, filmati d'epoca e ricostruzione con attori per meditare sulla relazione tra arte e potere, porre domande alla Storia, tessere un discorso sulla cultura europea e le sue matrici. Attraverso la messinscena del momento di maggior pericolo per il Louvre e i suoi tesori, durante l'occupazione nazista di Parigi. Con due nemici, il direttore del museo Jacques Jaujard e l'ufficiale Franziskus Wolff-Metternich, inaspettatamente alleati per salvare la collezione.

Infine la commedia "Natale col boss" di Volfango De Biasi, con Peppino Di Capri che fa se stesso e un temibile boss, e Lillo&Greg improbabili chirurghi plastici. I due Nip&Tuck de noantri capiscono male, e al camorrista ansioso di cambiare i connotati e somigliare a Leo DiCaprio danno la faccia di Peppino Di Capri. Da qui una serie di equivoci che coinvolgono anche i poliziotti (Paolo Ruffini e Francesco Mandelli) sulle piste del boss.

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