Spielberg: stampa sotto attacco oggi come ieri

16 Gennaio 2018

Il regista a Milano per presentare il nuovo film The Post: libertà in pericolo come ai tempi del Vietnam

MILANO. Sembra quasi una “santa alleanza” la collaborazione tra Steven Spielberg, Meryl Streep, Tom Hanks: un terzetto da nove premi Oscar per The Post, il film che quasi come un thriller racconta i Pentagon Papers, il dossier sulle bugie di cinque amministrazioni americane sull'intervento in Vietnam, che pubblicato nel 1971 dal New York Times e dal Washington Post provocò un'onda di proteste e indignazione senza precedenti, qualche anno prima del Watergate. I tre miti del cinema non avevano insieme mai lavorato ma a riunirli è stata una storia affascinante, epica ma soprattutto «urgente».
«Nel 1971 fu una sfida immensa», per la quale le due testate per richiesta dell'allora presidente Nixon finirono al giudizio della Corte Suprema, «pubblicare tutte le migliaia di pagine dei Pentagon Papers nonostante l'ingiunzione. Si trattava di interesse pubblico, di dovere della stampa libera controllare l'operato del governo», ha detto Spielberg a Milano presentando il film che sarà in sala, in Italia, dal primo febbraio. «Oggi la libertà di stampa è ancora sotto attacco dalla nuova amministrazione che spesso con facili etichette, tipo “è una fake news”, boccia notizie che non piacciono al presidente Trump. Il parallelismo tra quell'epoca e l'oggi è estremamente calzante, non a caso la stampa americana», racconta Spielberg, «che quotidianamente deve lottare contro la disinformazione organizzata sta dando un grande sostegno a questo film. Ieri come oggi la stampa libera deve essere a guardia della democrazia e questa resta una verità incontrovertibile». Il film ha il ritmo di un thriller ma la vicenda raccontata è assolutamente vera: l'analista militare Daniel Ellsberg dopo aver fotocopiato l'immenso dossier ordinato da Robert McNamara, riesce a passare le carte al New York Times. Dopo la prima inchiesta, frutto di tre mesi di lavoro dei giornalisti tra le 7000 pagine di scottanti segreti governativi, il presidente Nixon ingiunge lo stop delle pubblicazioni. Il Washington Post, allora un giornale locale e di famiglia, grazie all'ansia da scoop, all'incredibile determinazione del suo direttore Ben Bradlee (Tom Hanks) riesce a mettere le mani sulle stesse carte. Ma decidere se pubblicare o no, finire sotto processo alla Corte Suprema, spetta al boss: Katherine Graham (Meryl Streep), la prima donna editrice in una società dove il potere è maschio. Nonostante i pareri dei legali, i consigli di chi le sta vicino, la Graham permette al suo direttore di pubblicare il dossier.
«Subito dopo la seconda guerra mondiale», coclude Spielberg, «le donne non erano riuscite a capitalizzare il ruolo fondamentale avuto durante il conflitto. La lotta di potere, la battaglia dei sessi va avanti e ha ripreso vigore. Il problema restano gli uomini che non ancora imparato ad accettare i no delle donne. Spero che il film possa essere una fonte di ispirazione per molte donne a trovare il coraggio di dire: “Decido io”».
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