Spreco di cibo, clima, moda CinemAmbiente 2023 racconta dove va il Pianeta

7 Marzo 2023

Da domani al 3 maggio a Pescara torna la rassegna sull’ecologia  Si parte con “Mangialo e basta” e l’esperimento di nutrirsi di scarti

PESCARA. Il cinema della realtà riflette sui problemi ambientali: catastrofe ecologica, spreco alimentare da un lato e carestie dall’altro, urgenza di rendere sostenibili i processi produttivi, idee per fermare l’avanzata dei deserti, obbligo morale di lasciare un pianeta vivibile alle nuove generazioni. È la rassegna CinemAmbiente 2023, quattro documentari per capire e combattere i cambiamenti climatici, in programma da domani al cineteatro Massimo di Pescara. Il progetto è promosso e organizzato dall’associazione Scuola Cultura ed Arte “Fulvio Luciani” (AsSCA) e Pescara Cityplex per far conoscere e divulgare l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, per controllare e combattere i cambiamenti climatici e facilitare il raggiungimento dei suoi obiettivi entro il 2030. L’iniziativa è patrocinata da Rete delle università per lo sviluppo sostenibile e università D’Annunzio di Chieti-Pescara. Questi i quattro titoli sulla sostenibilità ambientale (il mercoledì alle 20.45). Ogni film sarà preceduto da un breve dibattito in tema.
MANGIALO E BASTA
UNA STORIA
DI SPRECO ALIMENTARE di Grant Baldwin (Canada, 2014, 75’), 8 marzo. Una riflessione su eccedenza e spreco alimentare attraverso l’esperimento estremo di una coppia canadese che per sei mesi si nutre solo di scarti: cibo raccolto nella spazzatura, buttato dai supermercati, in confezioni scadute o vicine alla scadenza, danneggiate, etichettate non correttamente. Sopravviveranno? L’esperimento denuncia lo spreco di cibo, tipico delle società del benessere, col 40% degli alimenti in discarica, determinando un problema ambientale, economico e morale a fronte della carestie diffuse nel mondo. Il film è coerente con gli obiettivi 11 e 12 dell’Agenda 2030 e i temi della Giornata nazionale contro lo spreco alimentare.
THE GREAT GREEN WALL
GRANDE MURAGLIA VERDE di Jared P. Scott (Gran Bretagna, 2019, 92’), 29 marzo. Una muraglia di alberi lunga 8mila chilometri e larga 15 che taglia l’Africa dal Senegal all’Oceano Indiano contro l’avanzare del deserto. Una barriera, un polmone verde immaginato nel visionario progetto del 2005 dall’ex presidente nigeriano Olusegun Obasanjo, avviato nel 2009 dall’Unione Panafricana e oggi sostenuto anche da Nazioni Unite e Banca Mondiale. Il documentario raccoglie quella speranza, un african dream che si fa musica e immagine. Grazie a un produttore legato alla causa ambientale e alla passione della musicista maliana Inna Mofija, diviene realtà vivibile il sogno della muraglia verde da Dakar a Gibuti: una barriera contro carestia, desertificazione, mutamenti climatici. Il film, oltre 50 premi nel mondo, è coerente con gli obiettivi 11, 13 e 15 e i temi della Giornata internazionale della foresta.
LEGACY – EREDITÀ di Yann Arthus-Bertrand (Francia, 100’, Premio speciale Movies Save the Planet al Festival CinemaAmbiente 2020), 26 aprile. Il fotografo Arthus-Bertrand racconta per immagini la sesta estinzione di massa, documentata da più studi scientifici: tra il 2001 e il 2014 il tasso di estinzione dei vertebrati terrestri è stato 25 volte superiore rispetto alle media, innescando un’accelerazione alla crisi della biodiversità, con un effetto a catena e irreversibile. Il docmovie mostra un pianeta sempre più sofferente: l’umanità disorientata ha mentito a se stessa per decenni, incapace di prendere sul serio la minaccia ambientale. Oggi non si può più ignorare la catastrofe ecologica in corso. Nel suo trasformare, dominare, deviare l’energia, l’essere umano ha alterato l’ordine naturale. Il film è coerente con gli obiettivi 3,12,13 e 15 dell’Agenda 2030 e viene proposto in occasione dell'Earth Day - Giornata Mondiale della Terra.
INTRECCI ETICI
LA RIVOLUZIONE DELLA MODA
SOSTENIBILE IN ITALIA di Lucia Mauri e Lorenzo Malavolta (Italia, 56’), 3 maggio. La moda è tra le industrie più inquinanti. Il settore è responsabile del 20 per cento dello spreco globale di acqua e del 10 per cento di emissioni di anidride carbonica e non solo; inoltre, l’85 per cento dei vestiti finisce in discarica e solo l’1 per cento viene riciclato. Per non parlare dei prezzi bassi del fast fashion, dietro i quali si nascondono salari iniqui e zero regole a tutela dei lavoratori. Attraverso testimonianze, il documentario racconta come in Italia sia in atto una rivoluzione per rendere il settore più sostenibile ed etico, a partire dal mutamento delle strategie produttive. Il cambiamento coinvolge chi si occupa di fibre e tessuti naturali, chi produce solo su ordinazione, chi trasforma rifiuti in risorse, chi impiega persone più fragili. Una trasformazione totale di paradigma che coinvolge i produttori, impegnati a rendere la moda più etica e sostenibile, e i consumatori, che con le scelte hanno concretamente il potere di influenzare la produzione. Il film è coerente con l’obiettivo 12 dell’Agenda 2030 su consumo e produzione responsabili.