Stampone: l’Abruzzo è la mia salvezza Somiglio al Gran Sasso

17 Febbraio 2024

L’artista è nella mostra “Diario Notturno” al Maxxi L’Aquila «La mia scuola Global Education sarà sui monti teramani»

TERAMO . Stressato dall’alfabeto e «scioccato», bambino, dalla Pietà di Michelangelo, radicato nel suo Gran Sasso («il posto più giusto per rappresentarmi»), ossessionato dalla velocità digitale, visionario nel voler «dilatare il tempo e creare uno spazio dissociato, parallelo alla realtà». Giuseppe Stampone (Cluses, 1974) vive e lavora tra Teramo, Bruxelles e Roma, è docente all’Accademia di Belle Arti di Bologna, la sua produzione spazia da installazioni multimediali e video a disegni realizzati con la penna Bic. Nel 2021 l’azienda Bic produce il colore “Blu Stampone” dedicato all’artista per i suoi disegni realizzati a penna Bic attraverso cui indaga icone del passato e della contemporaneità.
In preparazione la sua monografia degli ultimi 25 anni di lavoro, a fine marzo espone al Nouveau Musée National de Monaco nella collettiva “Pasolini in chiaroscuro”, con Stefano Arienti è impegnato al progetto Global Education – Welcome to Marca Corona, a Sassuolo, e sta realizzando una grande installazione per la società Buzzi Unicem a Casale Monferrato. L’artista si è raccontato al Centro.
Stampone, un percorso umano e artistico irregolare e avvincente il suo. Nato a in Alta Savoia da madre e padre abruzzesi emigranti, tornato in Italia a 7 anni e andato subito in crisi per la “dittatura” scolastica...
La scuola italiana aveva un altro metodo e ciò mi ha creato non pochi problemi, vivevo con la nonna materna che mi parlava solo in dialetto teramano di Villa Petto e mi educava con l’esperienza delle cose. A scuola invece insegnavano la lingua italiana con l’abbecedario, ad ogni lettera doveva corrispondere una parola e ad ogni parola un’immagine. Un trauma per me, associavo parole diverse creando, in netto conflitto con l’insegnante, un mio significato legato all’esperienza che avevo di quell’immagine. Era, in effetti, un altro punto di vista, il mio. Soffrivo molto per questa cosa e la sofferenza mi ha portato anche a forme di balbuzia. Poi, dopo tanti anni, inconsciamente ho ripreso la griglia dell’alfabeto che tanto mi aveva stressato e ho cercato di decontestualizzarla e destrutturarla per adattarla ai nuovi linguaggi. In questo processo sono stato avvantaggiato dall’epoca storica in cui vivo e dalla multimedialità del cyber spazio in cui si possono attraversare forme espressive diverse con uno stesso contenuto emotivo, senza rimanere nel gioco forzato delle identità moderne.
Come si è avvicinato all'arte?
A sette anni vidi la Pietà di Michelangelo, ne rimasi scioccato, capii cosa volevo fare nella vita.
La necessità linguistica e il tema dell’emigrazione l’hanno spinta a costruire un metodo proprio e teorizzare la sua scuola, il progetto Global Education.
I miei abbecedari si pongono, insieme alle mappe, come spazi di riqualificazione educativa mediante analisi e riflessioni che ridisegnano il mondo. L’obiettivo è costruire un modello comunicativo capace di soppiantare il dilagante fenomeno della perdita di identità culturale e l’omologazione sociale, mettendo in crisi l’illusionismo pittorico e creando scollamenti ironici tra lingua e parola. La mia volontà è quella di ri-creare una nuova alfabetizzazione non data e creata da pochi per tanti, la dittatura occidentale del carattere tipografico di Gutenberg, ma ri-creata attraverso la partecipazione attiva delle persone.
In pratica?
Vado in un paese, vivo un mese in quel luogo e sul mio moleskine appunto storie di quel luogo, poi torno in studio e sviluppo tutte le lettere che nascono da quell’esperienza, con i disegni torno in quel luogo e faccio scegliere ai locali cosa scrivere sotto ogni lettera. Quindi realizzo le mappe geopolitiche dove vado a georeferenziare ogni lettera dell’abbecedario. In questo senso il workshop è indispensabile, un progetto totale di formazione sul presente dell’arte e della vita.
La comunicazione è tema centrale nella sua ricerca?
È un approccio concettuale, nell’era della globalizzazione mi interessa il fare, non come scelta manieristica ma come processo che implica il recupero del tempo interiore e la sua dilatazione in antitesi alla velocità imposta dal mercato, da Internet e dal nuovo villaggio globale. Warhol si definiva una macchina, io una fotocopiatrice intelligente che, però, fa una sola copia. La dilatazione del tempo è un’alternativa anarchica alla dittatura di un presente frenetico, veloce e ossessivo, è una forma di sana e indispensabile disubbidienza.
Perché la Bic?
È uno strumento che mi permette di riappropriarmi del mio tempo attraverso la tecnica della velatura. Mi interessa l’unicità, perciò realizzo una sola copia. Il disegno per me è una necessità politica, ogni opera che realizzo ha dalle 32 alle 45 stratificazioni di segni con la penna Bic, che sono la stratificazione di un personale spazio-tempo. Il sistema dell’arte ci impone di produrre tanto e velocemente, fiere, biennali, collezionisti in continuo aumento. La vera disubbidienza a questa dittatura è rallentare. Se un collezionista vuole un mio lavoro deve aspettare il mio tempo, il tempo dell’artista, nel mio caso dai quindici giorni ai due mesi, dipende.
Come vive il rapporto con l’Abruzzo?
In modo salvifico e ossessionante. Proprio quest’anno ho acquistato un casale da restaurare sulle colline di Isola del Gran Sasso dove nascerà la mia scuola /fondazione Global Education. Il Gran Sasso è stato il tema con cui insieme a Maria Crispal e al Museo Laboratorio di Città Sant’Angelo abbiamo vinto il “PAC2021 - Piano per l’Arte Contemporanea”, a cui ci siamo ispirati per “Panorama L'Aquila” di Italics e per "Diario Notturno” al Maxxi L’Aquila. Una bella ossessione, ogni mattina quando mi alzo Il Gran Sasso è lì di fronte, il mio studio ha finestre che guardano la montagna e io non mi stanco di cercarla con lo sguardo e con il pensiero. La natura è salvezza, percepisco il paesaggio di Gran Sasso e Maiella come archivi che raccontano la mia terra. Ho sempre fatto escursioni con artisti, curatori, amici, guide alpine, fotografi e dove possibile propongo sempre il progetto sulle mie amate montagne.