Stefano Redaelli a “Storie”: amavo le leggi della fisica, ora scrivo romanzi sui folli

25 Ottobre 2022

Prima le regole, gli schemi e i numeri della fisica; poi gli infiniti mondi possibili della letteratura. È il viaggio, in un’altalena continua tra la razionalità e l’emozione, di Stefano Redaelli. Lo...

Prima le regole, gli schemi e i numeri della fisica; poi gli infiniti mondi possibili della letteratura. È il viaggio, in un’altalena continua tra la razionalità e l’emozione, di Stefano Redaelli. Lo scrittore originario di Lanciano è l’ospite di un’altra puntata di “Storie - Le Emozioni della Vita”, il programma di Rete8 in collaborazione con il Centro, in onda questa sera alle ore 21 con la regia di Antonio D’Ottavio. «Prima ho perseguito la ricerca di una legge che giustifichi ogni movimento e ogni fenomeno e poi, via via, mi sono aperto al mistero dell’imprevedibile e questo mi ha portato verso la letteratura»: due facce della stessa medaglia.
Da ragazzo amava la musica – «A dire la verità avrei voluto fare il chitarrista» – e la matematica e la fisica: «Al liceo scientifico Galilei litigavo sempre con la mia prof di italiano, dicevo che volevo studiare le materie scientifiche e non la letteratura», dice Redaelli ricordando la sua prima vita, quella da non scrittore. Non leggeva libri anche se li ascoltava prima di dormire dalla voce del fratello – «Mi leggeva Borges e Tolkien, io mi addormentavo» –, poi la folgorazione durante i primi anni dell’università all’Aquila e l’inizio di una seconda vita: «Mi sono rimesso in discussione». Redaelli adesso è professore di Letteratura italiana alla facoltà Artes Liberales dell’università di Varsavia in Polonia e, nei suoi libri, racconta con ironia la follia del mondo e la saviezza dei folli perché, in fondo in fondo, riflette, «chi l’ha detto che i matti mettono tristezza?».
Addottorato in Fisica e in Letteratura, spazia tra romanzi, medicina, scienza e spiritualità. Tra le sue pubblicazioni scientifche c’è “A 40 anni dalla legge Basaglia: la follia, tra immaginario letterario e realtà psichiatrica”. Per la narrativa, ha pubblicato la raccolta di racconti “Spirabole” e i romanzi “Chilometrotrenta”, “Beati gli inquieti” (che è stato candidato al Premio Strega, selezione ufficiale Premio Campiello e selezione finale Premio Napoli e Premio Flaiano 2021) e, poi, c’è il nuovo “Ombra mai più” (Neo edizioni).
“Ombra mai più” è il seguito di “Beati gli inquieti”: «Nel primo romanzo», dice lo scrittore, «Angelantonio Poloni, il protagonista, racconta una struttura psichiatrica da dentro; nel secondo libro si parla del mondo di fuori, di quando si esce dal ricovero in una struttura psichiatrica, di una società non pronta e non attrezzata per accogliere chi ha avuto la sua esperienza. I miei romanzi nascono da un imperativo etico: dare voce a chi non ce l’ha». Un po’ come Bonfiglio Liborio, il protagonista cocciamatte del libro di un altro lancianese, Remo Rapino, vincitore del Premio Campiello, anche Angelantonio Poloni dice sempre la verità: è la caratteristica dei folli.
Sulla copertina di “Ombra mai più” c’è un albero con una chioma bellissima: ma è più importante la chioma che vedono tutti o le radici invisibili che scavano nella terra? «Le radici», risponde Redaelli, «rappresentano la nostra interiorità, l’anima, l’inconscio e la nostra storia. La chioma può crescere o essere potata: si possono perdere parti della chioma ma, nel contempo, le radici possono continuare a svilupparsi. Se Angelantonio è felice? È dolentemente felice, in modo fragile e autentico, è onesto e si fida degli altri anche quando non dovrebbe: lo ammiro».