Storie della “mammuccia” marsicana raccolte in “Na ota nò…” di Carpineta

TERAMO. Una nonna contadina che racconta e canta stornelli per ore. Una voce, come quasi tutte le voci femminili in campagna, a scandire il lavoro della giornata, feste, ricorrenze, riti del...
TERAMO. Una nonna contadina che racconta e canta stornelli per ore. Una voce, come quasi tutte le voci femminili in campagna, a scandire il lavoro della giornata, feste, ricorrenze, riti del calendario agrario, trasmettendo sapere oltre al comunicare affetto. Una sapienza persa via via che viene ricordata e celebrata nel bel libro di Mira Carpineta “Na ota nò…” (Tabula Fati, 115 pagine, 12 €). Il titolo, traducibile con “Una volta, nonna…” riprende la frase con cui la protagonista Diomira, nonna dell’autrice (che ne tramanda il nome, Mira è il diminutivo), “pannitto” in testa e grembiulone nero, lavorando lesta a maglia, iniziava i racconti per la nipotina, chiamata «con il rimando affettivo alla propria “ascedenza” di nonna», come precisa Goffredo Palmerini nell’introduzione al prezioso volumetto. Diomira Bisegna, classe 1898, era una contadina analfabeta di Capistrello, la “mammuccia” dell’autrice teramana, perché le nonne nella Marsica rurale venivano chiamate così. Diomira ha 17 anni quando la sua terra viene strattonata da un terremoto che fa 30mila morti. E nella sua lunga e laboriosa vita che attraversa il secolo breve assisterà ad accadimenti e cambiamenti epocali. Romanzo popolare e saga familiare, “Na ota nò…” è anche omaggio a una terra e alla sua cultura materiale, tramandata nelle canzoni intonate da Diomira, nei detti e proverbi (un essai nel libro), nelle storie raccontate ai giovani, segno di una memoria vivacissima. Tanto da attirare l’attenzione dell’antropologo Giuseppe Profeta e poi dell’etnomusicologo Carlo Di Silvestre. Emozionante per Carpineta, scrittrice e giornalista, riascoltare tre anni fa la voce della nonna, i racconti e i canti, ore di registrazioni raccolte per una tesi di laurea del 1970 sulle tradizioni abruzzesi tramandate oralmente. Bobine di registrazioni, materiale poi digitalizzato dall’Istituto per la conservazione dei beni sonori e audiovisivi, ministero della Cultura, in cui Diomira non ha esitazioni, non sbaglia un motto, un proverbio, uno stornello.(afu)