Sui Monti Sibillini in ricordo del terremoto

Da Castelluccio di Norcia verso la Cima del Redentore
Il 26 ottobre 2016 alle ore 19,11 e il 30 ottobre alle 07,40, due scosse telluriche, la prima di magnitudo 5,4 e la seconda fortissima di magnitudo 6,5 si abbatterono sull’appennino umbro-marchigiano provocando danni ingentissimi sia nei luoghi vicini all’epicentro che nei territori limitrofi. Tremammo tutti e piangemmo tutte le lacrime dei monti, dei laghi, dei fiumi, delle strade, delle case e della gente vicina all’Abruzzo cui oggi dedico questa lunga escursione.
Si parte da Castelluccio di Norcia, in Umbria, ai piedi del colle che la accoglie e si segue il sentiero 553 che attraverso dolci declivi porta ad una graziosa radura con fontanile e rifugio, ora chiuso: la storica Capanna Ghezzi. Vi incontriamo pastori e greggi che ci salutano con gioia. Da qui si risale lungo l’evidente traccia che in breve porta all’affaccio sulla Forca Viola che dobbiamo raggiungere: il percorso porta su colle Abieri dove si intercetta il sentiero 554, che inforchiamo. Forca Viola (1936 m) è una culla sospesa tra l’altopiano di Castelluccio, l’immensa valle che porta fino alla sella delle Ciaule, il Monte Argentella e la cresta del Redentore, un luogo unico e grandioso. Si procede scendendo verso sud-est sul sentiero 153 che arriva in un anfiteatro indescrivibile, un’immensa valle, quella che parte dal paese di Foce e arriva a 2200 m, incastonata dalla cresta del Redentore a ovest e quella del Vettore a est: uno dei posti più incantevoli dell’Appennino (2,30 ore). Si cammina a mezza costa tra rocce, prati e brecciai sormontati dell’enorme sperone roccioso del Pizzo del Diavolo, severo e affascinante. Sorvoliamo lo scoglio del Miracolo e all’interno della valle arriviamo a quota 1852, la Forca di Pala. Rimaniamo in quota e improvvisamente realizziamo di essere nelle vicinanze di qualcosa di fantastico perché abbiamo davanti un grande circo glaciale: pochi passi ed ecco il Lago di Pilato (3,45 ore). Timido, nascosto e blu in mezzo a sassi bianchi: uno specchio d'acqua di origine glaciale, uno dei pochi in Appennino che all’inizio di agosto è più protetto che mai. Non ci si può avvicinare perché i sassi che potrebbero cadere rovinerebbero irreversibilmente le uova del piccolo crostaceo che vive qui, lontano da tutto, solo e felice: Il chirocefalo del Marchesoni (Chirocephalus marchesonii), rosso, endemico di questo luogo. E non è la sola magia dell’invaso circondato di leggende. Si risale con attenzione verso la sella delle Ciaule che raggiungiamo volando su prati e doline approdando al Rifugio Zilioli con evidenti crepe (5 ore). Si risale in direzione della vetta del Redentore, una cresta strettissima solcata dalle voragini aperte dalle onde sismiche: ci accompagnano emozioni fortissime che fanno tremare il cuore ma non le gambe. Si arriva alla quota più alta guardando il Lago di Pilato che abbiamo lasciato: siamo sul Redentore (2448 m- 6 ore) e si scende. Con Castelluccio laggiù, il Vettore al nostro fianco e l’immensità dei Sibillini a farci da guida. Riscendiamo a Forca Viola con l’animo rinnovato e corriamo a Castelluccio per la birra con i nostri fratelli della regione sismica degli appennini. Ci abbracciano e ci ringraziano.
Siamo qui. Assieme. Sulla nostra terra che balla, dopo 24 km indimenticabili.
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