Tarabbia: «Non andrei a cena con Gesualdo da Venosa»

16 Settembre 2019

VENEZIA. È affascinato dalle figure estreme, da quei personaggi che portano «alle estreme conseguenze comportamenti umani, nel bene e nel male» il vincitore del Premio Campiello 2019, Andrea Tarabbia....

VENEZIA. È affascinato dalle figure estreme, da quei personaggi che portano «alle estreme conseguenze comportamenti umani, nel bene e nel male» il vincitore del Premio Campiello 2019, Andrea Tarabbia. Il principe madrigalista Gesualdo da Venosa, vissuto a cavallo tra Cinquecento e Seicento, è un criminale e un genio, un lucifero della bellezza di cui lo scrittore rilancia la complessità in “Madrigale senza suono” (Bollati Boringieri) che è stato premiato, sabato sera, alla Fenice di Venezia con 73 voti sui 277 espressi dalla giuria popolare dei Lettori Anonimi.
«Il fascino di Gesualdo sta, in parte, nell'essere sempre in balia degli eventi. Non decide quasi nulla di sua spontanea volontà: non sposa chi vuole, viene orientato dalle convenzioni del tempo a fare un omicidio, si risposa con una ferrarese di cui non gli importa nulla. È un principe, ma non decide nulla. Però a cena con Gesualdo non so se ci andrei», dice lo scrittore, 41 anni, originario di Saronno, che vive a Bologna. E c'è anche un interesse per una trasposizione cinematografica del romanzo. Se così fosse, per «Gesualdo ci vorrebbe il Jack Nicholson anni '70», afferma sorridendo lo scrittore al suo secondo Campiello dopo essere stato in cinquina nel 2016, che a Venezia è venuto con la moglie, incinta di sei mesi e il figlio a cui ha dedica la vittoria. «Ho fatto due cinquine e la cosa veramente bella è che io ho trovato non 8 amici, però 4 o 5 si. Persone che non avevo mai visto o conosciuto e che ho voglia di sentire al telefono anche per parlare del più e del meno. Per me il Campiello è stato entrare nella testa di gente che non conoscevo e cominciare a volergli bene. Secondo me sabato sera i ragazzi non mentivano quando mi hanno abbracciato e detto che erano contenti». Ma poi ammette che in questa 57esima edizione del Premio Campiello, che ha visto prevalere i romanzi saggio come il suo, i cinque libri finalisti partivano tutti più o meno dallo stesso livello per la corsa alla vittoria: «Sapevo che ce la saremmo giocata tutti sul filo di lana perché erano libri molto diversi ma tutti, per motivi differenti, complessi. Avevano bisogno di una lettura molto attenta. Fino all'ultimo ognuno di noi poteva essere il vincitore. Quando vinci con 13 punti di distacco è una botta di fortuna». Ed infatti è stato minimo lo stacco tra gli autori: Giulio Cavalli è arrivato secondo con 60 voti e tra il terzo e il quarto classificato è stato quasi un testa a testa con Paolo Colagrande a 54 voti e Laura Pariani a 52 voti seguita da Francesco Pecoraro con 38 voti.
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