Tiezzi porta in scena “Il soccombente” A Teramo torna la trilogia delle Arti

17 Marzo 2023

La Trilogia delle arti di Thomas Bernhard torna a Teramo con un altro capitolo, “Il soccombente”, un anno dopo “Antichi maestri”, protagonista sempre la Compagnia Lombardi-Tiezzi, binomio storico del...

La Trilogia delle arti di Thomas Bernhard torna a Teramo con un altro capitolo, “Il soccombente”, un anno dopo “Antichi maestri”, protagonista sempre la Compagnia Lombardi-Tiezzi, binomio storico del teatro di poesia e ricerca. La proposta è di Acs Abruzzo Circuito Spettacolo per la sua stagione di prosa, allestita al teatro Comunale. Appuntamento stasera alle 21.
Romanzo dello scrittore austriaco contemporaneo Thomas Bernhard (1931-1989), “Il soccombente”, traduzione Renata Colorni, è stato ridotto per la scena da Ruggero Cappuccio e l’allestimento porta la firma registica di Federico Tiezzi. In scena tre personaggi, interpretati da Martino D’Amico, Francesca Gabucci, Sandro Lombardi. Scene e costumi Gregorio Zurla, luci Gianni Pollini, produzione Fondazione Campania dei Festival - Campania Teatro Festival, Compagnia Lombardi-Tiezzi, Associazione Teatrale Pistoiese. Durata 75 minuti. “Il soccombente”, primo capitolo di un’ideale trilogia sulle arti (musica, teatro, pittura) che Bernhard scrisse tra il 1983 e il 1985, è una riflessione sul mistero della musica e della genialità. A questo testo seguirono altri due romanzi “A colpi d'ascia. Una irritazione” (1984) e “Antichi Maestri. Commedia” (1985), dedicato alla pittura.
Opera tra le più note di Bernhard, “Il soccombente” tratta del fittizio rapporto tra il famoso pianista canadese Glenn Gould e due suoi giovani compagni di studio al Mozarteum di Salisburgo negli anni Cinquanta. Sotto la guida di Vladimir Horowitz, il trio studia musica e sviluppa un rapporto di amicizia che si rivelerà drammatico per tutti e fatale per uno di loro, il soccombente appunto. Il narratore (discendente da proprietari di fornaci) e il suo amico Wertheimer (di ricca famiglia ebrea) abbandonano gli studi di pianoforte appena si rendono conto del genio di Gould ascoltandolo nelle Variazioni Goldberg di Bach. Nessuno dei due può reggere il paragone col suo virtuosismo. I due lasceranno depressi il Mozarteum e non suoneranno più: uno dopo molti anni si suiciderà e l’altro - il narratore - si ritirerà nell’oscurità.
Scrive nelle note di regia Federico Tiezzi: «Questo romanzo monologo, insieme severo e sferzante, che Ruggero Cappuccio ha sfrondato dell’onnipresente invettiva antiaustriaca per sottolineare temi più universali quali le dinamiche contorte dei rapporti familiari e d’amicizia, si arrovella sul mistero del fallimento individuale e della disumanità dell’arte, e insieme racconta lo strazio dell’impossibilità di stabilire reali rapporti affettivi con i propri simili. In scena una piramide (ispirata alla tomba canoviana di Maria Cristina d'Austria a Vienna), contiene un pianoforte Steinway, fonte di elevazione spirituale nell'arte».
La stagione teatrale di Acs si concluderà martedì 4 aprile col recupero dello spettacolo di e con Pippo Delbono “La gioia”, annunciato il 20 novembre e poi rinviato per indisposizione dell'artista.