Torino film festival vince “La paisiada”: è l’Ucraina anni ’90

Successo di pubblico per l’edizione 41 chiusa ieri l’ultima di Della Casa: in dono la maglia del Toro
Vince la 41ª edizione del Torino Film Festival un film ucraino, “La Palisiada”, di Philip Sotnychenko, ambientato nel 1996, a pochi mesi dall’abolizione nel Paese della pena di morte, uno spaccato della vita e della sottocultura giovanile ucraina degli anni Novanta, ma anche un film politico, una condanna del «colonialismo imperiale» e della rigidità legislativa. Già incoronato miglior film al Festival di Vilnius nel marzo di quest'anno, la pellicola è in attesa di un distributore in Italia.
Arriverà a breve nelle sale italiane invece il film francese al quale è andata la Menzione speciale della Giuria, “Le Ravissement” di Iris Kaltenback, interpretato da Hafsia Herzi, che ha anche vinto il Premio come migliore attrice. Considerato in Francia uno dei migliori esordi dell’anno, racconta di un’ostetrica impegnata, che ama il suo lavoro al quale si dedica con passione, ma una delusione amorosa e la gravidanza della sua migliore amica le faranno perdere la strada facendola precipitare in un loop di bugie e ipocrisie.
Un tema, quello del mestiere dell’ostetrica e della gravidanza, presente in molti film. «Abbiamo prestato una particolare attenzione ai temi della vita della donna, della violenza contro le donne e dei diritti», ha detto il direttore Stefano Della Casa, «perché in questo momento la società sta giustamente riflettendo su tutto questo». La cerimonia di premiazione, a ridosso della festa di chiusura al Music Hall Le Roi, ha chiuso un’edizione che ha ottenuto un gran successo di pubblico (i dati si conosceranno oggi), l’ultima dell’era di Stefano Della Casa, fondatore insieme a Gianni Rondolino e Alberto Barbera, del festival alla cui direzione è poi tornato l’anno scorso. «Lascio a Giulio Base un festival in perfetta salute», ha detto il direttore uscente, «che ancora una volta ha confermato la sua natura di festival a caccia di talenti, ma anche, se non soprattutto, di evento capace di parlare di cinema a 360 gradi e a spettatori di ogni età. Un festival di cinema», ha aggiunto Della Casa, «deve essere strabico, capace di guardare al futuro e al passato. Le sale piene di giovani a vedere la retrospettiva di Sergio Citti o di John Wayne o i film di Back to Life, significano che se le retrospettive le fai bene, i ragazzi vengono. Al Tff è sempre stato così, dall’inizio, per noi questo è un mantra. Il cinema bello non ha tempo, e va conosciuto. Non solo all’università». Il pienone a questa edizione è stato ottenuto anche dalla masterclassieri del regista Oliver Stone, che a Torino ha portato il suo ultimo film “Nuclear Now”, dalla proiezione di film come “Paolo Conte alla Scala - Il Maestro dell’anima” in arrivo nelle sale, dalle masterclass di Mario Martone, Caterina Caselli, Fabrizio Gifuni, Pupi Avati e anche da tanti film attesi come “Folle d’amore” con Laura Morante, di Roberto Faenza, sulla vita di Alda Merini, in febbraio sui canali Rai. La cerimonia di ieri alla Cavallerizza si è chiusa con un dono a Della Casa organizzato dal presidente del Museo del Cinema, Enzo Ghigo: una maglia del Torino con il numero 10. A consegnargliela, sul palco, l’ex giocatore granata Renato Zaccarelli. «Stavolta la sorpresa me l’avete fatta davvero», ha detto lo sfegatato fan del Toro Della Casa ringraziando Ghigo e il Tff per averlo ancora voluto alla direzione per questi due ultimi anni.