Torna Montalbano il commissario più amato in Italia

ROMA. «Siamo ancora qua perché abbiamo continuato a parlare al cuore della gente». Luca Zingaretti esordisce così presentando i due nuovi film de “Il Commissario Montalbano”, la serie televisiva più...
ROMA. «Siamo ancora qua perché abbiamo continuato a parlare al cuore della gente». Luca Zingaretti esordisce così presentando i due nuovi film de “Il Commissario Montalbano”, la serie televisiva più amata dagli italiani e più conosciuta al mondo. «E continuerò a interpretarlo finché mi divertirò. Ho avuto il privilegio di seguire e veder crescere un personaggio nell’arco di 18 anni accanto a uno scrittore ancora vivente, Andrea Camilleri, un maestro della letteratura che ha saputo raccontare non solo storie gialle, ma una visione del mondo, con le sue luci e le sue ombre, di questi ultimi due decenni».
La più fortunata, premiata e acclamata tv movie della Rai iniziata nel 1999, è oggi arrivata a 30 film complessivi. Un successo che non si è fermato al Belpaese, ma ha varcato i suoi confini. Infatti è stata la prima serie italiana venduta all’estero e negli anni è stata trasmessa in oltre 60 paesi tra Europa e resto del mondo.
Il successo delle storie del commissario di Vigata, oltre alle prime visioni con punte di ascolto ben oltre i 10 milioni di spettatori e il 40% di share, si è consolidato negli anni anche grazie alle repliche con oltre 140 emissioni in prima serata, continuando a ottenere ascolti record anche nei successivi passaggi televisivi. Ascolti che sicuramente si ripeteranno per questi nuovi attesi episodi: “Un covo di vipere”, in onda lunedì 27 febbraio, e “Come voleva la prassi”, lunedì 6 marzo, su RaiUno. Nei due casi che vedranno impegnato il celebre commissario c’è qualcosa di più complesso e crudele rispetto ai precedenti romanzi. Due storie di amori tragici. Due particolari forme estreme di amore (tema che l'autore ha già trattato nei romanzi “La forma dell'acqua” e “La luna di carta”). Anticipiamo il primo, “Un covo di vipere”. Un imprenditore sessantenne, Cosimo Barletta, viene trovato morto nella sua casa al mare, ucciso con un colpo di arma da fuoco alla nuca, mentre era seduto in cucina a bersi un caffè. Non ci sono segni di effrazione, quindi a ucciderlo è stato qualcuno che lo conosceva. Il caso assume presto tinte assai fosche, perché Montalbano scopre, anche grazie alla testimonianza dei figli dell’assassinato, che l’uomo era tutt’altro che una persona specchiata: freddo, crudele, privo di scrupoli e sentimenti, Cosimo, oltre che spregiudicato imprenditore, era anche un ignobile strozzino e aveva rovinato molta gente di Vigata. Ma non è tutto, perché Barletta aveva inoltre una particolare inclinazione a costringere giovani ragazze a concederglisi, per poi ricattarle. Erano in molti, quindi, a odiarlo. Molti i potenziali assassini. Un caso complicato, che si complicherà ancora di più quando Montalbano scoprirà che a Barletta non hanno semplicemente sparato, ma che poco prima era stato addirittura avvelenato. Come se due assassini, indipendentemente l’uno dall’altro, avessero deciso quella stessa notte di ucciderlo. Il plot si scioglie quando il commissario scopre cosa c’è realmente dietro il delitto.
Non passa inosservata nei nuovi episodi la forte crescita del personaggio Montalbano, un uomo prima che un commissario. Alcune sue caratteristiche vengono esaltate, tra cui quella sua solitudine dove incombe la vita degli altri. Affascinato sempre dal mistero, qui ha quasi paura di vedere. Guarda con una pietas particolare, con attenzione al dolore delle vittime e anche degli assassini. «Sempre più spesso nei suoi romanzi Camilleri accompagna Montalbano fino sull'orlo dell'abisso» dichiara il regista Alberto Sironi «costringendolo a guardare il male assurdo che si nasconde nella follia dell'uomo. Il regista insieme agli attori, agli sceneggiatori, al musicista, insieme a tutti coloro che creano le immagini e i suoni di un film, dà la misura a questo sguardo».