Tra Checco e stelle sboccia Carol, favorito agli Oscar

Tra le scie delle guerre stellari, le spie di Spielberg e gli incassi stellari di “Quo vado?” provano a farsi largo nella programmazione e nel cuore degli spettatori due film di qualità usciti la...
Tra le scie delle guerre stellari, le spie di Spielberg e gli incassi stellari di “Quo vado?” provano a farsi largo nella programmazione e nel cuore degli spettatori due film di qualità usciti la vigilia dell'Epifania, il sontuoso melò retrò “Carol” di Todd Haynes, con la coppia innamorata Cate Blanchett e Rooney Mara, e lo scespiriano “Macbeth” di Justin Kurzel con un Michael Fassbender più tenebroso che mai. Già in sala anche la commedia sentimentale “Assolo”, seconda riuscita regia di Laura Morante, che ne è anche interprete, mentre ieri sono arrivati due titoli dagli Stati Uniti, l'horror “The Vatican Tapes” e il sorprendente “La grande scommessa”, che schiera Christian Bale, Brad Pitt, Ryan Gosling e Steve Carrell per raccontare la storia vera di quattro investitori, dei signor nessuno capaci però di fiutare in anticipo il crollo del sistema bancario e fare l'investimento della vita.
Primo tributo al genio del Bardo nell'anno delle celebrazioni scespiriane (il 23 aprile cade il 400esimo della morte), il “Macbeth” diretto dall'australiano Kurzel è l'ennesima rilettura cinematografica della cupissima sanguinaria tragedia di William Shakespeare, dopo le trasposizioni di Orson Welles, Akira Kurosawa (“Il trono di sangue”), Roman Polanski, Bela Tarr e altri autori.
Nel 1606 vetta poetica e drammatica dell'arte di Shakespeare, capolavoro incentrato sul tema della colpa e sulla relazione dell'uomo con le tenebre, “Macbeth” viene qui ripreso rispettando la parola di Shakespeare e accentuando vieppiù l'aspetto sinistro e terrificante di questa tragedia dell'ambizione, della sete di potere, del rimorso e del terrore. Il sempre più bravo Michael Fassbender incarna un allucinato lord Macbeth, signore di Glamis, valoroso generale del re scozzese Duncan (David Thewlis), e la sua parabola ascesa-apogeo-caduta, sospinto a commettere il regicidio e una catena di delitti, tra cui l'uccisione dell'amico Banquo (Paddy Considine), da forze infernali e soprattutto dall'ossessione per il trono di lady Macbeth (Marion Cotillard), vera anima nera, più letale delle tre streghe e della loro profezia.
In sala da tre giorni anche il magnifico “Carol”, vincitore ai Golden Globes e favorito agli Oscar, che Todd Haynes ha tratto dal romanzo di Patricia Highsmith “The Price of Salt”, pubblicato nel 1952 con lo pseudonimo Claire Morgan, un milione di copie vendute (tornato in libreria con Bompiani). Autore colto, raffinato, sensibile, dichiaratamente gay, devoto al melodramma fiammeggiante alla Douglas Sirk, il 55enne regista californiano ha confezionato con “Carol” un toccante film d'amore che è anche una storia di emancipazione femminile nonché un'elegante e impeccabile ricostruzione d'epoca (paesaggi urbani e umani) dell'America perbenista dei primi anni Cinquanta. Haynes torna alle atmosfere del suo bellissimo “Lontano dal Paradiso” per riprendere le pagine che Highsmith scrisse a trent'anni durante un'esperienza da commessa avventizia di un grande magazzino nel periodo natalizio, dopo l'incontro al banco vendita giocattoli con una bionda signora in pelliccia che «sembrava emanare luce». Ed è così che avviene anche nel film tra l'elegante e matura Carol (Cate Blanchett, magnetica), moglie infelice del ricco Harge (Kyle Chandler) e madre della piccola Rindy, e la giovane Therese (Rooney Mara, premiata a Cannes), commessa per necessità ma fotografa per vocazione (nel libro è aspirante scenografa). È amore a prima vista, almeno per la più consapevole Carol, che ha già amato una donna e sarà disposta al sacrificio più grande per raggiungere la felicità.
Therese, sebbene soggiogata, ancora non sa: il suo personaggio vivrà un'evoluzione nel corso della storia, e all'emancipazione professionale ed educazione sentimentale corrisponderà una trasformazione esteriore, che la farà sbocciare in una bellezza alla Audrey Hepburn. Ma poiché siamo in un melodramma borghese e in un'epoca in cui l'omosessualità è reato, la strada per la felicità sarà lastricata di ostacoli. Curiosità: per reinventare la New York degli anni Cinquanta Haynes ha girato a Cincinnati e con il formato super16mm; nel ricco parco macchine del film spicca la superba Packard del 1949 guidata da Carol; come le auto, anche il guardaroba di Carol scelto dalla costumista premio Oscar Sandy Powell è autenticamente vintage.
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