Tra Sicilia, Basilicata e Puglia, il Meridione presta il volto alle fiction

L’ultima in ordine di tempo è Màkari, la serie con Claudio Gioè Stasera la prima delle quattro puntate ambientate intorno a Trapani
PESCARA. Parte domani in prima serata l’ultima nata tra le fiction di Rai1. La nuova arrivata è “Màkari”, quattro puntate tra giallo, commedia e mèlo con Claudio Gioè nelle vesti di Saverio Lamanna, affascinante “investigatore per caso”, protagonista nato dalla penna di Gaetano Savatteri (per Sellerio Editore), con la regia di Michele Soavi e la sigla interpretata dal trio «Il Volo». Appassionato, riflessivo e soprattutto intuitivo, Saverio Lamanna ha alle spalle un passato lavorativo da giornalista e portavoce di un influente uomo politico al governo: ma un piccolo passo falso gli ha fatto perdere il lavoro e soprattutto la credibilità. Un vero tsunami per Saverio che, sotto il peso della sconfitta emotiva e professionale, decide di fare ritorno a casa, in Sicilia. Per leccarsi le ferite si rifugia in uno dei luoghi più cari alla sua infanzia: Màkari. Ed è lì, nell’isola del mare cristallino e dei paesaggi mozzafiato, che si snodano gli intrecci, tra strani omicidi, la passione per la scrittura e un nuovo amore.
Ma “Màkari” è solo l’ultimo di una lunga serie di storie girate nel bel Sud d’Italia, che tra borghi, coste selvagge, centri storici costituisce un meraviglioso set naturale. Era il lontano 1968 quando il regista Damiano Damiani girava “Il giorno della civetta”, film tratto dall’omonimo romanzo di Leonardo Sciascia, considerato a pieno titolo il prototipo del giallo italiano contemporaneo.
Da allora il genere giallo cinematografico e televisivo ha attinto a piene mani dalla letteratura siciliana (da Sciascia ha preso anche “A ciascuno il suo”, trasformato in un film da Elio Petri), trasformando i libri in altrettanti film e serie di successo. Anche perchè, va detto, la Sicilia offre dei set naturali tra i più belli al mondo. Il più celebre dei gialli siciliani è, senza dubbio, “Il commissario Montalbano” nato dalla penna di Andrea Camilleri e interpretato da Luca Zingaretti. I numeri parlano da soli: trentasette film trasmessi dal 1999 al 2021 con ascolti che, man mano, sono diventati tra i più alti della fiction italiana. Ne è testimone l’ultimo, “Il metodo Catalanotti” che ha appassionato più di nove milioni di spettatori, ora ansiosi di sapere se le vicende del commissario più amato della tv, che vive nell’immaginaria cittadina di Vigata, ama la buona cucina e ha con l’amore un rapporto tutto particolare, avranno un seguito nonostante la scomparsa del suo padre letterario. Camilleri, tuttavia, non ha fornito solo Montalbano alla tv che gli ha anche “rubato” i gialli storici: “La mossa del cavallo”, “La concessione del telefono” e “La stagione della caccia”. Al cinema, invece, è arrivato “La scomparsa di Patò”. Ispirata da Camilleri è anche la serie de “Il giovane Montalbano” che ha il volto di Michele Riondino e che ha raccontato le prime indagini del commissario siciliano.
Non ha origini letterarie ma è anch’esso ambientato in Sicilia “Maltese, il romanzo del commissario”, interpretato nel 2017 da Kim Rossi Stuart, girato a Trapani e dintorni.
Ma non c’è solo Sicilia: 24 anni fa cominciava a Napoli la lunga storia di “Un posto al sole”. E a Napoli sono ambientate anche le fiction tratte dal sempre prolifico Maurizio De Giovanni dei “Bastardi di Pizzofalcone” con Alessandro Gassmann, di “Mina Settembre”, (con Serena Rossi) e del “Commissario Ricciardi”, con l’attore abruzzese Lino Guanciale), anche se di quest’ultima, molte scene sono state girate tra i vicoli fermi nel tempo di Taranto Vecchia. E di nuovo a Napoli, questa volta degli anni del boom economico, si va per “L’amica geniale”, tratta dai romanzi di Elena Ferrante. In una Matera assolata si muove Imma Tataranni, successo a sorpresa di qualche stagione fa. Ed è ancora una donna del Sud Lolita Lobosco, vice questore interpretata da Luisa Ranieri nella fiction girata tra Bari, Monopoli, Fasano, Polignano e Putignano.
Finire sul piccolo o sul grande schermo per città e paesi significa una grande opportunità per farsi conoscere. E i luoghi del Sud, nella loro bellezza architettonica e naturale, sono miniere di scenografie pronte per essere filmate. A crescere, anche le ricadute economiche dirette: la spesa sul territorio per le produzioni audiovisive si aggira, infatti, sui 4 milioni di euro.