Tracce in Abruzzo del miracolo dell’acqua di San Francesco

Gli scavi nella piana di Baullo, a Gagliano Amiterno profilano il ritrovamento del convento di Santa Scolastica
di Michela Corridore
L’AQUILA
Sul crinale sud del Monte Sirente, nel territorio comunale di Gagliano Aterno, si estende la piana di Baullo. In questo luogo incontaminato e suggestivo, gli archeologi dell'università dell'Aquila, guidati dal professor Fabio Redi, sono sulle tracce di San Francesco e sembrano essere molto vicini al ritrovamento del convento di Santa Scolastica dove, secondo i testi antichi, il frate avrebbe compiuto il famoso miracolo dell'acqua, rappresentato nella basilica superiore di Assisi da Giotto.
Un ritrovamento straordinario che potrebbe raccontare di più del Santo poverello. Secondo la biografia redatta da Tommaso di Celano, infatti, Francesco, nel periodo in cui ha alloggiato dai conti dei Marsi a Celano (1225 circa) durante un suo spostamento verso Castelvecchio Subequo – dove ancora è conservata una delle più importanti reliquie del Santo, il suo sangue, – dopo aver valicato il monte che separa la Marsica dalla valle Subequana, si è fermato nella piana di Baullo, nel convento di Santa Scolastica, luogo in cui sarebbe avvenuto il famoso miracolo effigiato da Giotto nella basilica di Assisi.
Secondo la biografia, il Santo avrebbe fatto sgorgare l'acqua da una pietra per dissetare una donna. «Salendo il beato Francesco sopra un monte in groppa all'asino di un povero uomo, a causa di un'infermità, e invocando il detto uomo, che si sentiva morir di sete, un poco d'acqua, ne cavò da una pietra: la quale né prima v'era stata, né poi fu vista», raccontano gli antichi testi.
«Personalmente fino a due anni fa pensavo che il miracolo fosse avvenuto in Umbria, invece ha avuto luogo in Abruzzo», spiega Redi, «nella chiesa che sorgeva, con il suo monastero, proprio nell'altopiano di Baullo, molto bello dal punto di vista paesaggistico e ambientale, all'interno del parco regionale Sirente Velino. Un monastero in cui si era persa traccia, ma che intendiamo riportare alla luce». Gli archeologi, infatti, hanno individuato un posto con una particolare concentrazione di umidità. «Purtroppo la sorgente non è più visibile poiché probabilmente un costone di roccia l'ha seppellita», continua il professore. «Abbiamo però trovato resti della chiesa di Santa Scolastica, di cui non era visibile nulla. Tutto era crollato e coperto dalla vegetazione. Sono stati rinvenuti un'aula rettangolare e un recinto fortificato che dovremmo continuare a scavare. L'ipotesi è che questo monastero insista nell'area di un precedente castello normanno del quale è attestata l'esistenza, ma di cui si è persa completamente traccia. A valle della chiesa c'è come una dolina carsica, un poggio. Abbiamo poi trovato anche un grande anello che sembra un'opera difensiva».
La ricerca, che continuerà nei prossimi mesi, è volta ad individuare il monastero di Santa Scolastica, a capire quali sono i suoi rapporti con il castello normanno e magari a trovare la sorgente di San Francesco. «L'operazione è stata resa possibile grazie alla collaborazione con la Forestale e il Comune di Gagliano Aterno», sottolinea il docente. «Abbiamo anche potuto usufruire di un contributo della Regione Abruzzo, che due anni fa ci ha fornito una borsa di studio e quest'anno ci ha promesso due assegni di ricerca. Pasquale Casale, funzionario della Regione, ci ha coinvolti in questa ricerca e ha lanciato la “Marcia del creato”, un cammino di una ventina di chilometri da Celano a Castelvecchio Subequo ripercorrendo appunto l'itinerario di San Francesco e passando per Baullo e Gagliano».
La marcia anche quest'anno ha riscosso grande successo. Intanto, il prossimo tre ottobre a Castelvecchio Subequo si rinnoverà la cerimonia di accensione della lampada votiva in onore di San Francesco, con la presenza del sindaco francese monsieur Guy Flammier di La Roche Sur Foron. «Il nostro obiettivo è recuperare quanto più possibile le tracce del Santo», conclude il docente, «che in Abruzzo ha voluto trascorre molti giorni della sua vita. Ci auguriamo che al termine delle ricerche il luogo rappresentato da Giotto possa essere finalmente identificato, all'interno della nostra regione».
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