Transiberiana, il ritorno al futuro del Banco

La band storica del prog rock italiano pubblica un album concept con brani inediti per la prima volta dopo 25 anni
MILANO. «È un miracolo oggi un disco come questo». È la lapidaria affermazione di Vittorio Nocenzi del Banco del Mutuo Soccorso a proposito dell’album concept “Transiberiana” in uscita in tutto il mondo venerdì per l’etichetta InsideOut. «Ci eravamo prefissi di non fare il verso a noi stessi», ha aggiunto Nocenzi presentando l’album, ieri, a Milano. «Il prog nasce in alternativa ad altri generi, abbiamo focalizzato una cosa, il disco doveva essere vero, ispirato, credibile, che raccontasse chi siamo realmente. Credo che il lavoro di un artista deve fornire una lezione epica».
Le undici tracce di questo album usano il viaggio sul treno intercontinentale come metafora della vita?
«“Transiberiana” è stato un lavoro speciale, diverso dal solito», risponde Nocenzi, tastierista e leader della band storica del rock italiano. «Ero completamente concentrato sulla nuova opera contemporanea del Banco, “Orlando”: quattro anni di lavoro intenso e convinto, ma prima mi è stato chiesto di realizzare un album di inediti che potesse rispondere con chiarezza alle aspettative del nostro pubblico sulla nostra volontà di far proseguire la storia del Bms. Sul momento è stata una frustrazione grande, poi la voglia e la volontà, il cuore e la testa, hanno detto: Ok, perché no? Se siamo forti dimostriamolo. Sfida accettata».
Dopo 25 anni, questo album del Banco offre un’aggiunta al rock progressivo italiano?
«Che significato aveva un nuovo album del Banco nel 2019? Sta in quello che vediamo tutti, davanti ai nostri occhi, ogni giorno, come il degrado del vivere contemporaneo. Appartengo a una generazione che ritiene la musica essenziale, come appunto un album concept. Nella Siberia, con -71 gradi al giorno nel periodo caldo, i giorni senza ideali sono soltanto soldi, proprio come da noi».
Questo lavoro rappresenta il prog come se Nocenzi e gli altri musicisti non l’avessero mai lasciato dal 1969 a oggi.
«Transiberiana è un’idea che non si può fermare. È una risposta al nostro pubblico, un privilegio che ha nonostante tanti problemi: è un regalo preziosissimo. Dovevamo realizzare un’opera nuova e inedita: chi non c’è più, continuerà a vivere con questa musica, e non è retorica, ma raccontare la verità».
Il riferimento di Vittorio Nocenzi è a Francesco Di Giacomo e a Rodolfo Maltese, indimenticati voce solista e chitarrista della band scomparsi troppo presto. Il Banco del Mutuo Soccorso oggi è Vittorio Nocenzi (pianoforte, tastiera e voce), Filippo Marcheggiani (chitarra elettrica), Nicola Di Già (chitarra ritmica), Marco Capozi (basso), Fabio Moresco (batteria) e Tony D’Alessio (voce). «Questo», spiega Nocenzi, «è un disco consapevole, coerente con la nostra storia, una scelta ad occhi aperti piena di lucidità e follia. Non abbiamo fatto dischi da 25 anni a questa parte perché la musica nasce direttamente dai tempi che vivi, e questo disco è il vivere contemporaneo; prima eravamo troppo presi dalla attività concertistica, ma non c’era ispirazione e non avevamo il piacere di farlo: ci voleva anche il dolore per la perdita di compagni di viaggio che stanno con noi sulla transiberiana. “Transiberiana” ho capito che era la storia giusta: affascinante, misteriosa, piena di simboli e potenzialità di racconto. E da questa “visione” sono usciti di fila uno all’altro gli undici brani, uno per ogni momento dello storyboard che era subito nato dopo la scelta del titolo: il viaggio della vita. Un bellissimo argomento da trattare e musicare, fatto di biografia, di sogni, di ideali, di realtà, di meraviglia, di stupore, di paure e timori. Poteva essere una storia piena di umanità e di magia. Ed anche la musica è visione, anzi è la sorella della pittura, perché, come diceva Leonardo, è figurazione dell’invisibile».
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