Turone, Riva, Mazzone è boom per i docufilm sugli idoli del calcio

22 Ottobre 2022

Dopo l’exploit del film su Totti arriva alla Festa di Roma la storia del gol annullato che costò lo scudetto ai giallorossi

In principio fu Totti, il Pupone idolo delle folle raccontato da lui stesso, gioie e dolori (ben prima della clamorosa separazione con Ilary Blasi): “Mi chiamo Francesco Totti”, un documentario di Alex Infascelli con l'ultimo re di Roma a rappresentare se stesso, dai primi calci alla Fortitudo a Porta Metronia all’addio da gladiatore con il cuore a pezzi.
Poi nel gruppo il film su Pablito Rossi, quello su Alex Del Piero, quello di Emir Kusturica su Maradona e di Alex de la Iglesia sulla “pulce” Messi, un vero e proprio sottogenere alimentato dalla voglia di curiosità dei tifosi e degli spettatori di conoscere l’uomo dietro il calciatore. Un filone di successo e ora ne arrivano altri esempi.
“Er gol de Turone era bono” di Francesco Miccichè e Lorenzo Rossi Espagnet, che sarà presentato in anteprima domani, 23 ottobre ,alla Festa del Cinema di Roma e come evento speciale nelle sale cinematografiche da lunedì 24 al giovedì 27 ottobre con Altre Storie, mette il dito nella piaga dei giallorossi da quel 10 maggio 1981 allo stadio comunale di Torino quando per l’annullamento del gol di testa dell’attaccante romanista la squadra perde lo scudetto con la Juventus, uno degli episodi sportivi più discussi di sempre, una ferita ancora oggi dopo oltre quaranta anni, una specie di leggenda negativa che si trasmette da generazioni.
Il documentario vuole ricostruire quell’episodio e rendere omaggio alla tifoseria giallorossa con immagini di repertorio e testimonianze dei calciatori che erano su quel campo, Maurizio Turone oggi 73enne, Cesare Prandelli, il bomber Roberto Pruzzo, Paulo Roberto Falcão, ma anche con «la versione definitiva» (la sarà mai del tutto?) dell’arbitro Paolo Bergamo e del suo collaboratore Giuliano Sancini, che con un suo gesto ha annullato il gol.
Parlano anche tifosi eccellenti come Paolo Calabresi e Enrico Vanzina, i fondatori del Commando Ultrà, il presidente dell’Unione Tifosi Romanisti. Ad arricchire il racconto alcuni spezzoni da “Vacanze in America” a “Boris”, che a quel gol si sono ispirati e che dimostrano come quell’evento sia entrato nell'immaginario collettivo, tramandato tra generazioni di tifosi e non solo.
Roma e non solo in “Come un padre”, il docufilm, girato da Alessio Di Cosimo e prodotto da 102 Distribution, interamente dedicato a Carlo Mazzone, che sarà prossimamente disponibile sulla piattaforma Prime Video di Amazon. Romano e romanista, sor Carletto, oggi 85 anni, è stato un grande allenatore: ha guidato 12 squadre con una passione unica e proverbiale, ironico e autoironico, con il dialetto romanesco sempre a sfuggire, ha legato la carriera alla Roma e soprattutto all’Ascoli, ma è la sua cifra di buon padre al centro del film. «Sarei andato nel fuoco per lui», dice Roberto Baggio. «È nato il 19 marzo (giorno di San Giuseppe, festa del papà ndr), sarà un caso ma lui», prosegue commosso Francesco Totti che gli deve tantissimo, «è proprio il papà di tutti».
“Nel nostro cielo un Rombo di tuono” di Riccardo Milani (una produzione Wildside e Vision in collaborazione con Sky) dal 7 novembre al cinema, è l'atteso omaggio ad un calciatore che ha segnato un’epoca e generazioni di tifosi: Gigi Riva, 77 anni, un uomo e un campione il cui rigore morale ed etico è sopra a tutto.
Il film «racconta la coerenza e il coraggio con i quali Riva ha sempre vissuto, credendo in valori autentici. E raccontare Riva vuol dire anche raccontare un pezzo importante della storia del nostro Paese», dice il regista di “Come un gatto in tangenziale”. È un film senza attori, senza voci narranti: dentro c’è lui con le sue verità, i suoi ex compagni di squadra del Cagliari dello scudetto del 1970 e la gente di Sardegna che ne ha fatto da sempre un idolo e un esempio.
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