Tutti a tavola dai Marchesi con i vini dai lieviti autoctoni

17 Dicembre 2015

Il mondo dei produttori abruzzesi a confronto dai Marchesi de’ Cordano a Loreto «Così teniamo a bada il rischio dell'omologazione e dell'appiattimento...»

LORETO APRUTINO. Vini che “parlano abruzzese”, un sorso di carattere, tipico, unico, sostenibile. Lieviti selezionati in vigna, sul grappolo d'uva, e “firmati” come un abito fatto su misura per ogni cantina. Con l'obiettivo di fare un vino il più possibile integro e figlio del territorio di appartenenza, di quel terreno, e solo quello, a cui la vite è ancorata.

Così, sognando un mondo più pulito dove le piante, grazie ad incroci mendeliani, non corrono più il rischio di ammalarsi e la chimica è bandita dalle pratiche agronomiche, l'Abruzzo fa un grande balzo in avanti sul fronte della fermentazione spontanea. E punta sulla carta della riconoscibilità. Cento per cento Abruzzo dalla vigna al bicchiere, includendo nella filiera - davvero corta e “local” - l'innovazione biotecnologica, fornita da un pool anch'esso abruzzese e all'avanguardia nel settore. Difesa della biodiversità e racconto del territorio insieme con coraggio, decisi a mettere la parola fine sull'imbottigliamento fuori regione, male che affligge per l'80% il vino abruzzese.

In stretta collaborazione con Dalton Biotecnologie di Spoltore, il Centro tecnico enologico di Vittorio Festa presenta i primi risultati di un percorso di ricerca decisamente puntato all'esaltazione della qualità insita nel terroir, in questo caso l'Abruzzo. All'incontro-confronto da Marchesi de'Cordano- cantina leader del progetto che accomuna diversi areali e vitigni di Abruzzo, Marche e Sannio beneventano - tutto il mondo del vino, martedì scorso, è stato chiamato a condividere: coltivatori, agronomi, staff di cantina, venditori, ristoratori e consumatori selezionati, comunicatori compresi. Far raccontare ad ogni produttore la propria storia è un'esigenza sentita per tenere a bada il rischio dell'omologazione e dell'appiattimento dei vini prodotti con lieviti commerciali, racconta Festa.

«Il problema del recupero del territorio è centrale e la questione delle fermentazioni oggi tanto, forse troppo dibattuta in enologia, è il modo migliore per affrontarlo. Fare del vino una riconoscibile traduzione liquida del paesaggio abruzzese è quello che cercano oggi i mercati», afferma Alessandro Bocchetti (del Gambero Rosso) che ha condotto la degustazione di un Pecorino e due prove di Montepulciano d'Abruzzo provenienti da impianti e areali diversi di proprietà di Marchesi de' Cordano (www.cordano.it). Prossime all'ingresso sul mercato le bottiglie di Pecorino, il primo da lieviti indigeni selezionati in vigna. Una filiera che può sembrare complessa, ma che costerà meno al produttore per i costi di gestione. Per il consumatore, il vantaggio, a parità di prezzo, di avere un prodotto più pulito, sostenibile e affidabile, anticipa Francesco D'Onofrio, titolare di Marchesi. «Finalmente», commenta Bocchetti, «abbiamo tutte le conoscenze per iniziare a scordarle. Pergola, cemento e fermentazione spontanea abbandonati fino a tempi recenti, si stanno rivelando preziosi per indicare la strada del futuro».

«L'Abruzzo ha la materia prima che consente di fare qualità grazie a un territorio supervocato», rimarca Festa. «Abbiamo superato brillantemente la sfida di un'annata molto difficile, il 2014. Prossimo il consuntivo di stagione che vedrà a confronto vini di più aziende di regioni diverse».

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