Tutto quello che avresti voluto sapere sull’Abruzzo...

13 Novembre 2015

I 101 perché sulla storia e i personaggi della regione in un saggio di Luisa Gasbarri Domande su tutto, da Garibaldi al lago di Scanno. Presentazione a Sambuceto

PESCARA. Lucrezia Borgia, forza motrice di sanguinose trame politiche dell’Italia rinascimentale, partigiani come Luisa Frani, santi come Camillo de Lellis e Cetteo: sono alcuni dei personaggi che popolano un libro che sembra un test di cultura generale sull’Abruzzo. Il libro si intitola, infatti, “101 perché sulla storia dell’Abruzzo che non puoi non sapere” (Newton Compton, 335 pagine, 12,90 euro) e l’autrice si chiama Luisa Gasbarri. Il volume – naturale complemento di un altro pubblicato 10 anni fa dalla stessa autrice Per la Newton Compton ha pubblicato con successo nel 2010 il manuale “101 cose da fare in Abruzzo almeno una volta nella vita” – sarà presentato, oggi alle 18, nella libreria dell’Ipercoop Centro d’Abruzzo a Sambuceto. Con l’autrice dialogherà la giornalista Maria Rosaria La Morgia .

Se il precedente, "101 cose da fare in Abruzzo almeno una volta nella vita", aveva un'impostazione più geografica, legata a luoghi caratteristici o da scoprire nella regione, il nuovo volume rivisita episodi storici e avvenimenti importanti ma poco conosciuti. Li interrogativi ai quali il saggio della Gasbarri risponde sono molteplici e assasi diversi l’uno dall’altro.

Ecco degli esempi. Perché Mazzini si ritrovò ospite in un convento? Perché il lago di Scanno è magico tuttora? Perché Chieti ha una triplice anima? Perché la Scuola di Posillipo parlò abruzzese? Perché gli alieni si scontrarono sui cieli aprutini? Perché Pescara è legata alla nona arte? Perché il più leggendario tesoro non è stato ancora scoperto? Perché l’Abruzzo ebbe il suo Garibaldi?

Il nuovo libro della Gasbarri punta, dunque, l'attenzione sui momenti storici più strettamente collegati ai luoghi, benché si tratti talora di posti trascurati nonostante il loro grande valore culturale, come, tanto per fare un esempio, il Castello teramano di Della Monica o alcuni borghi marsicani. Ma, alla fine, sono le figure più anonime a imporsi nella narrazione della scrittrice: i lupari, avventurosi e solitari uomini delle montagne; le donne audaci che, in bicicletta o con le conche in testa, s'ingegnavano a fare le vedette partigiane in un periodo in cui l'essere scoperte costava davvero caro; o ancora i pescatori pescaresi, capaci di trasformare un quartiere in un universo di relazioni e solidarietà davvero incredibile. Chi lo leggerà potrà farsi un'idea della ricchezza del passato dell'Abruzzo come storica terra di frontiera, divideva il Nord dal Sud Italia, affacciato sul mare e arroccato sui monti.

(c.s.)

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