“Tutto è possibile”nel mondo di Lucy Barton

18 Settembre 2017

Nel nuovo romanzo del Pulitzer Elizabeth Strout la costellazione di personaggi del precedente libro

Persone reali e immaginarie. La loro differenza si dissolve nello sguardo e nei libri di Elizabeth Strout. In “Tutto è possibile” (Einaudi), la scrittrice Premio Pulitzer ritorna ad alcuni personaggi del suo precedente romanzo, “Mi chiamo Lucy Barton” e ce li fa sentire, scavando nella loro vita, proprio come dei nostri vecchi amici.
«Per me sono personaggi reali, semplicemente persone. Devo ammettere che, per quello che mi riguarda, non c'è niente di più interessante di questo nello scrivere» dice la Strout. Ritroviamo così Mississipi Mary che si innamora a oltre 70 anni, Charlie Macauley, veterano del Vietnam, nel B&B di Dottie, il fratello di Lucy, Pete, che esce dalla sua solitudine, e la nipote Lila Lane. «Ho fatto una serie di ritratti di persone che venivano dalla cittadina di Lucy. Era interessante rappresentarle in Tutto è possibile da un diverso punto di vista rispetto al libro precedente. Mostrare la loro vita interiore, scavare dentro di loro», spiega la scrittrice. «Ho iniziato a scrivere questo libro quando stavo ancora lavorando a “Il mio nome è Lucy Burton”. La madre di Lucy parlava di tante persone del passato con la figlia ricoverata in ospedale e ad un certo punto mi sono cominciata a chiedere che fine avessero fatto Missisipi Mary e tanti altri. Da qui sono nati questi ritratti».
Ritratti-storie che, in dialogo fra loro, costituiscono una biografia collettiva diventata un originale romanzo che ha una sua vita autonoma, pur essendo legato al precedente. «Non capisco mai, in realtà, perché faccio quello che faccio. Il mio cervello funziona in questo modo. Procedo sovrapponendo diverse storie che creano tutte queste stratificazioni. Riconosco fondamentalmente delle costellazioni di personaggi e vedo le relazioni tra loro. In un certo qual modo la mia scrittura è stata di tipo cumulativo», racconta l’autrice che è «sempre stata interessata a soffermarsi sulle vite realmente vissute. Tutti noi», dice, «viviamo in un mondo esterno, ma abbiamo un mondo interno e quindi è interessante vedere come queste due realtà si collegano».
In “Tutto è possibile” la Strout cattura i momenti di grazia nella vita di ognuno dei protagonisti regalandoci un ritratto dell'esistenza di chi è rimasto nel minuscolo centro del Midwest, dove Lucy è cresciuta in una poverissima famiglia, e dando voce anche al riscatto di chi se ne è andato a New York, come è accaduto alla protagonista del precedente libro, diventata una famosissima scrittrice. Ed è proprio dall'ultimo libro di Lucy, un memoir, in bella mostra nelle vetrine dell'unica libreria della desolata Amgash, nell'Illinos, che parte la nuova avventura di “Tutto è possibile”. «Il fratello di Lucy», osseva la Strout, «sembra all'inizio una persona triste e isolata da tutti, riesce a superare tutto questo grazie alla visita di Tommy». Chissà se da qui potrà partire una serie di libri? «Sarebbe perfetta, in realtà, più una serie per la tv. Tutto è possibile», chiude ridendo la Strout che è originaria del Maine e vive a New York.