Un calendario per Mingo lo zio brigante di John Fante

TORRICELLA PELIGNA. C’è un libro di John Fante, “Full of life”, in cui il padre dello scrittore, Nick, muratore e ubriacone, racconta le gesta brigantesche di uno zio vissuto a metà Ottocento: Mingo...
TORRICELLA PELIGNA. C’è un libro di John Fante, “Full of life”, in cui il padre dello scrittore, Nick, muratore e ubriacone, racconta le gesta brigantesche di uno zio vissuto a metà Ottocento: Mingo Fante. Mingo visse poco: datosi alla macchia all’indomani dell’Unità, per un paio d’anni scorrazzò per le campagne del Sangro-Aventino insieme a due compagni rimastigli fedeli, Morricone di Gessopalena e Tavaniello. La repressione piemontese fu dura: Mingo cercò rifugio nelle grotte della Majella, ma venne intercettato a Fara San Martino, ucciso in pubblica piazza e sepolto da qualche parte.
A Torricella Mingo Fante è ricordato quasi come un eroe, e c’è chi propone addirittura di intitolargli una piazza. Altri hanno creato un profilo facebook con il suo nome, e gli hanno dedicato un calendario che da qualche anno si rinnova dando notizie del territorio dell’Aventino con richiami a proverbi e ricerche demologiche di Antonio De Nino e Gennaro Finamore. Mimmo Sambuco, ideatore del calendario e appassionato di tradizioni e storie locali, tiene presente il legame parentale tra lo sfortunato brigante e lo scrittore americano, ma li fissa in un paesaggio naturale che ha come sfondo la Majella orientale e i tanti paesi appollaiati alle sue pendici. Tra i personaggi e autori moderni da lui citati, ce n’è uno, Franco Arminio, che si definisce “paesologo”, pubblica per Mondadori e scrive del Sud e dei suoi paesi, e dei loro abitanti in gran parte anziani, che andrebbero ascoltati perché, dice Arminio,«noi abbiamo bisogno di contadini, di poeti, di gente che sa fare il pane, di gente che ama gli alberi e riconosce il vento». E’ un inno all’antica Italia meridionale e isolata, povera e ribelle, dotta e ignorante, fatta di tanti paesi chiusi nelle loro storie e aperti all’emigrazione che oggi li ha spolpati, e li ha messi sul binario morto della facile nostalgia e della morte civile. Come accadde a Mingo Fante, borbonico e ribelle, al suo amico Morricone, catturato con astuzia per la debolezza del suo cuore innamorato, al violento Valerio Cannone di Casoli, e a tanti altri.
Gino Melchiorre
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