Un concerto in ricordo del terremoto Il conservatorio “Casella” suona Bach

L’AQUILA. Un concerto per ricordare le vittime della tragedia. Domani sera, alle 19.30, nella chiesa di Santa Maria del Suffragio il conservatorio “Casella” dell’Aquila celebra il quattordicesimo...
L’AQUILA. Un concerto per ricordare le vittime della tragedia. Domani sera, alle 19.30, nella chiesa di Santa Maria del Suffragio il conservatorio “Casella” dell’Aquila celebra il quattordicesimo anniversario del tremendo terremoto del 6 aprile 2009, ricordando le oltre 300 vittime di quel sisma e coloro che hanno perso la vita a causa delle calamità naturali che si sono verificate in questi anni nel nostro paese. L’orchestra e il coro del conservatorio, diretti rispettivamente dal maestro Guillaume Boulay e dal maestro Rosalinda Di Marco si esibiranno con la cantata di Johann Sebastian Bach “Chi sa quanto è vicina la mia fine?”, in un appuntamento del programma di commemorazioni per l’anniversario del sisma organizzato dal comune aquilano. Il concerto «vuole essere un momento di riflessione attraverso la musica sulla caducità della vita, e su quanto essa possa essere interrotta in un attimo, senza potersi preparare al momento della morte», si legge nella presentazione dell’evento. La cantata, scritta dal celebre compositore tedesco nel 1726, inizia con un corale d’andamento altalenante e solenne, che alterna brevi recitativi in un contesto per orchestra e coro. Segue un recitativo secco per tenore e basso continuo, e successivamente un’aria per contralto, con oboe da caccia e organo obbligato, che sottolinea l’avvicinarsi della morte. Il quarto movimento è ancora un recitativo per soprano e archi, seguito da un’aria per basso e archi in ritmo di sarabanda: qui l’augurio della “buona notte” esplicita il desiderio di avvicinarsi a Dio. La composizione si conclude con un magnifico corale a cinque voci che recita “Addio mondo! Sono stanco di te”, con il quale «si descrive l’addio al mondo terreno, pieno di rancore e vanità, e si ricerca la presenza di Dio, nella quale si cercano il conforto, la pace e la serenità che la vita terrena non ha saputo donare».