Un “Folle Volo” sospeso tra l’Odissea e la realtà

7 Gennaio 2021

Un’opera rock con influenze blues per raccontare il mito classico. Nella band anche due abruzzesi

PESCARA. Un concept album che ripercorre le vicende dei personaggi più significativi dell’Odissea omerica, «indagandone i sentimenti in chiave umana» e strizzando l’occhio alla nostra contemporaneità. È “Folle Volo”, progetto discografico che prende il nome dall’omonimo collettivo musicale, che annovera tra i fondatori anche due abruzzesi di Catignano (Pescara): Danilo Di Giampaolo e Victor Mazzetta. L’album, pubblicato da Isola Tobia Label, è disponibile sul sito internet dell’etichetta e nei principali negozi digitali. Il nome del disco si ispira ai versi racchiusi nel XXVI canto dell’Inferno, in cui Dante incontra Ulisse. All’eroe acheo sono affidate, infatti, queste parole: «e volta nostra poppa nel mattino / de’ remi facemmo ali al folle volo». Le figure mitologiche, spiegano le note di presentazione, «vengono rovesciate e stravolte». Penelope si arrende alla mancanza di Ulisse e si innamora del principe Anfinomo, mentre l’eroe Antinoo, il Ciclope, Kalypso, le Sirene e Nausicaa mostrano il lato umano, «confrontandosi con debolezze e fragilità del proprio essere». La maga Circe, «invita a godersi i piaceri della vita», attraverso parole «ammalianti, accompagnate da atmosfere musicali caraibiche e studiate allitterazioni». Ulisse «affianca alla sua proverbiale astuzia le doti di seduttore appassionato». “Folle Volo” è «un’opera un po’ rock, punteggiata da elettronica, influenze jazz e blues», un viaggio epico dai «contorni nuovi, ai quali viene dato particolare risalto attraverso la scelta di suoni musicali e lessicali che contribuiscono a creare pathos». Dodici i brani del disco, la cui uscita è stata accompagnata dal videoclip del brano “Kalypso”, realizzato con le illustrazioni di Lemeh42. «Quando questo progetto è nato, circa otto anni fa, si trattava solo di una comunità di musicisti, cresciuti in ambienti musicali lontani e diversi, che cercavano un modo per tradurre in note l’amicizia personale e la fortissima sintonia di intenti e visioni» raccontano. «Per mesi, ci siamo limitati a incontrarci per parlare di musica, strumenti alla mano. Nel tempo, questi incontri si sono trasformati in un laboratorio musicale. Quando il materiale ha iniziato a prendere forma, abbiamo cercato storie e figure che potessero contenere idee così lontane e vaste».
La scelta è ricaduta sul poema omerico che narra le vicende di Ulisse dopo la guerra di Troia e il suo ritorno a Itaca. «Se inizialmente ci è sembrato di indossare panni più grandi dei nostri, ci siamo accorti che dietro alla grandezza dei miti classici non si nasconde altro che il tentativo di spiegare e raccontare semplici storie di uomini e donne. Abbiamo rivisto nelle storie di eroi ed eroine, le nostre storie e le storie degli uomini che ci circondano, ritrovando in loro le stesse piccolezze, meschinità, gelosie, tradimenti e delusioni di tutti i giorni».