Un morbosissimo Diaco per l’inquisizione cattolica

La surreale intervista all’ex sacerdote trentenne Alberto Ravagnani, oggi influencer
Il tempo in televisione, più che un galantuomo, somiglia a un sadico sceneggiatore che si diverte a rovesciare i ruoli. Ed è in questo gioco delle parti continuamente pervertito che viene fuori il cortocircuito perfetto. Così, nel più classico e novecentesco tribunale dell’inquisizione catodica, Pierluigi Diaco sfida l’ex sacerdote – oggi influencer – trentenne Alberto Ravagnani. Il primo è un aspirante pedagogo del servizio pubblico che ha fatto dell’etichetta un marchio editoriale: quindici anni fa, in un altro salottino televisivo, incalzato da Donatella Rettore sui suoi gusti sessuali, la reazione era stata epidermica (e lo studio lo spernacchiava dietro al “culattone” della diva del punk); il secondo è un giovane che ha da poco svestito la tonaca per inseguire il sogno del tritacarne mediatico. Svestito, Ravagnani è lì per parlare della sua partecipazione a “Ballando con le stelle” e del libro “La scelta”, dove l’ex sacerdote re dei social racconta la sua parabola. «Sei attratto dagli uomini o dalle donne?», gli chiede Diaco, che smantella il copione del primo pomeriggio targato Rai e si infila senza anestesia nel cunicolo più scivoloso del privato. E ancora, di fronte all’imbarazzo palpabile dell’ex sacerdote: «Non pensi che, per le cose profonde che hai scritto nel tuo libro, tu meriti domande dirette al limite della maleducazione?». È un dazio identitario senza sconti da pagare alle telecamere del “confessionale” Diaco. E Ravagnani resiste, prima in imbarazzo: «Dalle donne, però è una domanda che in questo momento non ha un appoggio…». Poi orgoglioso, a Diaco che insisteva dicendo: «Adesso vediamo, lo dirà prima o poi, glielo facciamo dire che è gay. Io la sento sta cosa, proprio offensiva. Io la sento”. Ravagnani nega, seccato. Il frontman del pomeriggio di Rai 2 lo tallona: «Non la senti perché navighi poco la televisione, ma preparati. Tu mi stai dicendo che non hai vissuto la sessualità con altre persone durante il sacerdozio, che adesso che non sei più sacerdote la stai sperimentando. Non so se tu l’abbia già sperimentata con una persona, sì o no?».
A questo punto Ravagnani non risponde, Diaco diventa una specie di apostolo zelota: «Facile però, tu hai deciso di esporti pubblicamente e quindi hai anche il dovere di chiarirci un po’ le idee. Tu decidi dopo un impegno preso con Dio di venirne meno, rispetto anche alla tua comunità di fedeli, per rincorrere la tua vanità attraverso la televisione e questo sarebbe meno profondo e meno intimo della tua sessualità?». E giù di piccone: «Tu stai giudicando, non mi stai facendo una domanda», replica il 30enne, «E mi stai mettendo in difficoltà portandomi su un terreno in cui chiunque qui sarebbe in difficoltà». Tutt’intorno c’è il gelo. «Tu non pensi che dopo le cose profonde che hai scritto in La Scelta, dopo le cose pubbliche e profonde di cui ci hai tenuto partecipi meriti delle domande molto dirette al limite della maleducazione? Io sto entrando con molto tatto, in punta di piedi. Ma tu in televisione un confronto così, sincero, acceso, franco lo hai mai avuto? Ti fa piacere o no?». Ravagnani dà un no secco, il pubblico invece risponde positivamente: 7,2% di share, numeri da capogiro per una televisione costretta ad aggrapparsi al totale audience del broadcasting per sentirsi ancora parte di un meccanismo che valga lo sforzo della messa in onda. Nel giro di poche ore scattano le reazioni della politica, i tweet di fuoco e soprattutto i veti incrociati dei corridoi di Viale Mazzini. Milly Carlucci si infuria: «Inaccettabile».
Nessun concorrente del suo “Ballando” metterà più piede nel sinodo di Rai 2 celebrato dall’ultimo custode dell’ortodossia formale, un fustigatore del relativismo morale cresciuto nel culto di un rigore da messa tridentina. Algido, spigoloso e con una postura che non ammette infingimenti: per il salottino chiama, ovviamente, il figlio del francescanesimo pop, un prete della Gen Z, influencer dell’omelia su TikTok, sacerdote che gira podcast e trasmissioni per famiglie, che ha scambiato il pulpito con la pista da ballo, figlio di una fede liquida, gesuita, sorridente che ha scelto di introiettare tutti i codici della modernità. Cerca la sfida, Diaco. È un regolamento dei conti, un’imboscata. Con il paradosso che a ordire il tutto è stato non un perfido Giudice Holden ma un Don Abbondio.
