Un racconto sincero e duro come una seduta di autoanalisi

E' un'autobiografia "Perché ho ucciso Pierre" (Bao Publishing, pp. 120 a colori, euro 18), romanzo grafico scritto da Olivier Ka e disegnato da Alfred. Ma è anche un libro necessario: per il suo...
E' un'autobiografia "Perché ho ucciso Pierre" (Bao Publishing, pp. 120 a colori, euro 18), romanzo grafico scritto da Olivier Ka e disegnato da Alfred. Ma è anche un libro necessario: per il suo autore, anzi tutto, e per tutti coloro che hanno subito una vicenda simile alla sua.
Olivier è un bimbo sensibile, con una famiglia che a lui sembra speciale. E poi c'è Pierre, un prete diverso dagli altri preti: simpatico, gioviale, non fa troppe domande e non si impone mai, ma è sempre lì, disponibile e aperto al dialogo.
Nell'estate dei suoi 12 anni, però, Olivier conoscerà il lato oscuro di quest'uomo grande e grosso, il quale imporrà al bambino la più terribile delle violenze, psicologica ancor prima che fisica. Ci vorrà del tempo per comprendere la pienezza del danno subito, con un crescente rancore e l'inevitabile sentimento d'impotenza. Finchè Olivier, divenuto a sua volta padre, ma con quel senso di angoscia che ormai è come un macigno, decide di incontrare chi, ora vecchio e stanco, gli ha rovinato la vita.
Duro, profondo, sincero: il racconto dell'autore francese è una lunga seduta di catartica autoanalisi. Dal canto suo, Alfred (che già avevamo apprezzato in "Come prima"), il quale è stato a fianco dell'amico in questo difficile percorso, trova la maniera giusta di illustrare la storia, scegliendo un tratto giocoso - del resto si parla di un bambino -, ma abile a cambiare registro nei momenti drammatici.