Un secolo senza Jack London il ribelle della letteratura
Cent’anni fa moriva lo scrittore di Martin Eden e del Richiamo della foresta Lo ricordano un tributo di tre giorni a Trieste e le riedizioni dei suoi libri
di Giuliano Di Tanna
«Non era della loro tribù, non poteva parlare il loro gergo, non poteva far finta di essere come loro. La maschera sarebbe stata scoperta e, per altro, le mascherate erano estranee alla sua natura. In lui non c'era posto per finzioni e artifici. Doveva essere se stesso, qualsiasi cosa accadesse».
E’ di Martin Eden che parla qui, Jack London, ma è come se parlasse di se stesso e della sua natura di outsider, di scrittore e uomo in lotta contro le convenzioni. Aveva 33 anni, London, quando pubblicò quel romanzo; un’età che, nel 1909, era quella di un uomo maturo che guarda alle illusioni della giovinezza e dell’amore con uno sguardo elegiaco, nostalgico. Sono cent’anni, oggi, dalla morte di questo scrittore che scelse la grammatica dell’avventura per raccontare se stesso e il tempo in cui ebbe in sorte di vivere, quello dell’America che si gettava alle spalle l’infanzia della scoperta progressiva del confine a ovest, della frontiera, per entrare nell’età adulta e cominciare a fare i conti con il principio di realtà della prevalenza degli affari e del’industrialismo sul sogno agreste dei padri fondatori. Il genere dell’avventura ha esercitato un sortilegio sul pubblico immenso dei lettori relegando, però, London nel cassetto degli scrittori per ragazzi. Ma, come accade anche per Stevenson, quell’etichetta non rende giustizia allo scrittore che, con i suoi personaggi di romantici antisociali, è l’anello di congiunzione tra Huckleberry Finn e il Sal Paradise di Sulla strada.
I suoi libri – da Zanna Bianca a Il richiamo della foresta a Martin Eden a Il tallone di ferro – hanno ancora molto da dirci sul rapporto tra uomo e natura, sulle conseguenze del capitalismo e sul nostro futuro. A tutto questo e molto di più, dunque, rende omaggio il Jack London Tribute in programma, da oggi fino a giovedì, a Trieste. Tre giorni di racconti, aneddoti, omaggi e testimonianze, a cura del regista e autore Massimo Navone e dello scrittore Davide Sapienza, traduttore italiano di London. Ma il centenario della morte dello scrittore, il cui vero nome era John Griffith Chaney. è celebrato anche con l’arrivo in libreria, per Chiarelettere, del volume “Il senso della vita (secondo me)” e, per Orecchio Acerbo, di altre due opere, “L'ombra e il bagliore” (amatissimo da Borges), e “Il richiamo della foresta” in grande formato con le illustrazioni di Maurizio Quarello.
Nato il 12 giugno 1876 a San Francisco e morto il 22 novembre 1916 a Glen Ellen, London era il figlio di un astrologo ambulante che si rifiutò di riconoscerlo. Ebbe per padre adottivo un tale che passò da un fallimento commerciale all'altro. London crebbe misurandosi con mille mestieri. «Prima che mi dessero tutti questi titoli», scrive nel “Senso della vita”, «ho lavorato in una fabbrica di conserve, in una di sottaceti, sono stato marinaio, ho trascorso mesi fra le schiere di disoccupati a cercar lavoro; ed è questo lato della mia vita che io venero di più, e a cui voglio restare attaccato finché vivo».
Il tributo triestino inizia, oggi al Teatro Miele, con un evento intitolato “Jack London, l'uomo venuto dal futuro» con un intervento in video realizzato per l'occasione dall'attore Marco Paolini, che con il suo “Ballata di uomini e cani” ha portato in scena con successo alcuni racconti brevi dello scrittore americano sul rapporto uomo-natura. Sono previsti anche contributi di Claudio Bisio, Marco D'Amore, Paolo Pierobon, Gigio Alberti, Antonio Catania, Massimo Cirri, Giampiero Solari, Matteo Caccia, Nuzzo Di Biase, Cristina Donà ed Eleonora Giovanardi.
Al centro della seconda serata, invece, ci sarà uno spettacolo ideato da Massimo Navone, “Come il cane sono anch'io un animale socievole”, ispirato a due opere di London: “La peste scarlatta” e “La forza dei forti”. In chiusura del Jack London Tribute ci sarà l'affabulazione-spettacolo “Il richiamo di Zanna bianca” di e con Davide Sapienza con la regia di Umberto Zanoletti e le canzoni di Francesco Garolfi.
Ogni giorno, all'ora dell'aperitivo, ci sarà il Jack London Drink. Il menu prevede letture di brani tratti da “John Barleycorn, memorie alcoliche” e alcuni dei cocktail preferiti da London.
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