Una Biennale d’Arte all’insegna delle donne e della multietnicità

24 Aprile 2022

I Leoni d'Oro sono andati a Simone Leigh e Sonia Boyce  Per la nazioni vince la Gran Bretagna, L’Italia resta a mani vuote

VENEZIA. È andato a Simone Leigh, prima artista afro-americana protagonista del Padiglione statunitense, il Leone d'oro per la miglior partecipazione alla 59/a Esposizione internazionale d'arte della Biennale, quest’anni intitolata Il latte dei sogni da un libro di favole della surrealista Leonora Carrington. Leone d'oro per la migliore partecipazione nazionale alla Gran Bretagna, con l'artista Sonia Boyce, di origini afro-caraibiche. Due donne che divengono emblema, anche attraverso le tematiche della loro ricerca, di una Biennale che affronta tante questioni cruciali dell'oggi: discriminazioni razziali, colonialismo, femminismo.
Simone Leigh è l’autrice di Brick house, una monumentale scultura voluta dalla curatrice Cecilia Alemani in apertura delle Corderie dell'Arsenale; mentre Sonia Boyce, «lavorando in collaborazione con altre donne nere, svela - è detto nella motivazione - una moltitudine di storie rimaste inascoltate» attraverso il suono.
I due riconoscimenti, decisi da una giuria internazionale presieduta dallo statunitense Adrienne Edwards, sono stati annunciati nella parte finale della cerimonia di inaugurazione della Biennale Arte, aperta al pubblico fino al 27 novembre. Complessivamente, i premi sono andati soprattutto ad artiste donne in un’edizione all'insegna della gioia, di una manifesta felicità di ritrovare comunione e vicinanza anche fisica dopo due anni di pandemia. Momento di condivisione segnato anche dalla commozione dei premiati: «mi sto ancora domandando cosa sta succedendo», ha detto l'artista britannica.
Tanti i richiami alla guerra in Ucraina, come nelle parole del presidente della Biennale Roberto Cicutto, che ha ricordato l'assoluta autonomia di scelta della giuria. Al termine della cerimonia, il presidente, rispondendo a una domanda sul fatto che i principali premi sono andati, o per padiglione o per provenienza dell'artista, a tre storiche potenze dell'arte, ha detto che sono nazioni dove gli interrogativi riguardo all'arte sono sempre attivi e contemporaneamente «sono nazioni multiculturali e multietniche rispetto ad altre europee». «Le artiste donne», ha proseguito Cicutto, «sono quelle che si sono occupate di più e forse meglio di quei temi», cioè corpo, metamorfosi, surrealismo e sogni, ricercati dalla curatrice. «Poi che vengano da paesi non della sfera occidentale, bianca, ben venga».
Il Leone d'argento per un promettente giovane artista presente a Il latte dei sogni è andato ad Ali Cherri, libanese. Due menzioni speciali sono state attribuite a Shuvinai Ashoona, artista di Inuk, e Lynn Hershman Leeeson (statunitense); per i padiglioni nazionali alla Francia (con l'opera dell'artista Zineb Sedira molto apprezzata dal pubblico) e all'Uganda. In apertura, Leoni d'oro alla carriera a Katharina Fritsch (suo l'Elefante in apertura del padiglione Centrale) e Cecilia Vicuna. Cecilia Alemani ha rilevato che la giuria ha scelto delle artiste «che lavorano da tantissimo tempo, molto spesso nell'oscurità e nel silenzio. Molte hanno rappresentato dei padiglioni importanti, come gli Stati Uniti, la Francia, la Gran Bretagna, ma che hanno saputo utilizzare questo involucro anche un po’ conservativo se vogliamo e trasformarlo in una dichiarazione molto politica. Tutte questioni che hanno a che fare con l'identità, la razza, con la rappresentazioni quanto mai attuali».
Andata delusa la speranza di chi aveva puntato su un riconoscimento al padiglione Italia, con la complessa opera-installazione di Gian Maria Tosatti, che ha raccolto comunque molti commenti positivi. Padiglione che ha avuto il plauso del ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini: «molto bello. Un padiglione con una scelta coraggiosa, un unico artista. Sono sicuro che avrà grande successo».