Una biografia svela il mistero di Anna, la “sfinge” della moda

Un volume “semi-autorizzato” sulla vita della Wintour, l’algida direttrice di Vogue che ispirò “Il diavolo veste Prada”
NEW YORK. Nelle prime pagine di Anna, una biografia semi-autorizzata, Anna Wintour scoppia a piangere: Donald Trump nella notte è stato eletto presidente e durante la riunione di redazione della mattina l'algida direttrice di Vogue perde il controllo. I singhiozzi del Diavolo veste Prada sono una delle rivelazioni del libro dedicato alla regina della moda da Amy Odell, ex direttrice delle riviste The Cut e Cosmopolitan, che arriva in libreria nei giorni dell'ennesimo trionfo della Wintour, qualche giorno fa madrina del tappeto rosso dell'anno al gala del Costume Institute del Met.
Il libro si avvale di oltre 250 interviste con amici e collaboratori presenti e passati della Wintour, di ricerche di archivio tra le lettere del padre Charles Wintour, leggendario direttore del London Evening Standard, e tra i servizi di moda realizzati nel corso dei decenni, tra cui quelli per Viva, rivista per sole donne edita da Penthouse a cui la Wintour cercò di ridare dignità negli anni Settanta. Anna era bella, brillante, perfettamente elegante e con l’accento britannico che mandava gli yankee in deliquio. La Odell recupera una foto del 1969 da una rivista pubblicata dall'allora giovane Richard Branson, in cui la giovane, chiamata erroneamente Anna Winter, indossa abiti iconici Swingin' London: miniabito, pantalone e reggiseno a triangolo con l'ombelico di fuori. Sono 450 pagine di biografia di cui ben ottanta di note a piè di pagina.
Ma dov'è la vera Anna? Emergono da questo saggio un sacco di dettagli interessanti e gossip a palate, anche se l’immagine definitiva è ancora lontana. Ora si sa che spesso la direttrice si scontra con gli altri dipendenti nei corridoi di Vogue, «perché essendo britannica è abituata a guidare a sinistra»; che dopo una cena con Bill Gates confidò quanto a suoi occhi fosse «attraente» il fondatore di Microsoft; che Andy Warhol disse ai suoi che «la Wintour non si sa vestire». Anna, racconta la Odell, chiese una volta ai suoi fotografi di «ritoccare il grasso attorno al collo di un bebè», indizio del perfezionismo che ancora oggi mette all'indice tycoon e celebrità che non si conformino ai suoi canoni. Ma chi è la vera Anna Wintour? È stato difficile, anzi impossibile, trovare persone pronte a confidarsi senza segreti. Amici e colleghi, secondo la Odell, descrivono una donna complicata e piena di contraddizioni, capace di grandi generosità ma anche di spietatezza dal punto di vista professionale: «La sua concentrazione è confusa con freddezza», ha detto l'amica Emma Soames, che brevemente ebbe la direzione di Vogue Uk negli anni Ottanta.
Intrecciando la storia personale di Anna Wintour con la storia più ampia delle dinamiche dell’industria della moda e dell’editoria, il libro racconta l’ambizione sfrenata di una donna diventata un’icona.