“Una famiglia vincente” Venus e Serena Williams e la forza del tennis pop

“King Richard”, padre delle due sorelle leggenda di Wimbledon ha il volto di Will Smith: «È stato un uomo selvaggiamente frainteso»
Chi erano i Williams? Una famiglia molto ingombrante per il mondo del tennis, perché composta da neri, per niente raffinati, piombati quasi per caso in questo ambiente tradizionalmente spocchioso per stravolgerlo e renderlo definitivamente più pop. Più ingombrante di tutti il capo-famiglia, ovvero quel Richard Williams afro-americano incredibilmente ostinato, a volte umile e con una faccia da povero, ma padre-mentore delle superstar del tennis Venus (Saniyaa Sidney) e Serena Williams (Demi Singleton).
È lui, ovvero Will Smith, alla fine il vero protagonista di “Una famiglia vincente – King Richard” di Reinaldo Marcus Green (“Monsters and Men”), in sala dal 13 gennaio con la Warner Bros, storia di una rivincita sui bianchi e allo stesso tempo una vicenda sportiva che sembra scritta per Hollywood. Tutto nasce da un’intervista fatta a Venus quando aveva 14 anni, in cui Richard Williams a un certo punto risponde al giornalista difendendo sua figlia. «Quando l’ho vista, circa venti anni fa per la prima volta, il viso di Venus mi è entrato nel cuore e ho immaginato che avrei voluto fosse mia figlia. Quell’intervista aveva davvero cambiato la mia genitorialità», dice Will Smith nella Global virtual press conference. Si tratta di un'intervista che risale al 1995: «Mi colpì lo sguardo di Venus, era così sicura che il suo leone, suo padre, non avrebbe permesso che le accadesse nulla e mi sono innamorato subito di Richard Williams. Quando il giornalista della Abc mette in dubbio, con un certo cinismo, la fiducia di Venus nel poter battere la sua avversaria, la ragazza risponde semplicemente che “ci crede”, ma il padre interrompe l’intervista per ricordare che si sta intervistando una bambina di soli 14 anni».
Qual era la mission di King Richard? Quella di plasmare, lentamente e inesorabilmente, giorno dopo giorno e senza nessuna pausa, la più forte giocatrice del mondo, Venus, e allo stesso tempo la giocatrice che sarà destinata a superarla, Serena. E questo trasferendo anche la famiglia dal tranquillo Michigan a Compton, una delle aree urbane più violente degli Stati Uniti, dove la morte è merce di scambio quotidiana, come accadde nel 2003 a Yetunde, sorella di Venus e Serena. «Richard Williams», continua Will Smith, «è stato selvaggiamente frainteso e così a me è piaciuto in questo film umanizzare la sua figura troppo demonizzata nel mondo dello sport. In realtà era semplicemente un genio».
Secondo la sua autobiografia, Richard, come si vede puntualmente anche nel film, decise a freddo che i suoi figli sarebbero diventati stelle del tennis prima ancora che nascessero. E questo guardando in tv un torneo di tennis dove il vincitore aveva portato a casa 40.000 dollari in soli 4 giorni. Richard, allora guardia di sicurezza notturna, aveva visto il suo american dream e, quella sera stessa mise mano a un piano scritto di 70 pagine per trasformare i suoi futuri figli in grandi del tennis. Will Smith, infine, racconta il primo incontro con Venus: «Ci siamo seduti e lei mi ha subito detto: “È come se ci avessero fatto il lavaggio del cervello. La nostra punizione era quella di non poter giocare a tennis, nostro padre con noi non doveva mai spingere, costringerci. Era come se ci fosse tra di noi un incantamento; lui gettava benzina sul fuoco che io e Serena avevamo già dentro”».
“ Una famiglia vincente - King Richard” comunque è un film che non annoia mai e sfata anche un po’ una leggenda, ovvero quella di quanto sia difficile rendere appassionanti i film di tennis, sempre caratterizzati dalle difficili riprese. Il servizio che supera i 200 km/h di Serena Williams nel film si vede tutto come d’altronde gli scambi con gli avversari, insomma è tennis, ma sembra di stare dentro match di boxe della serie Rocky.