Valori: «Suonando l’organo in chiesa ho capito la bellezza della musica»

10 Settembre 2017

Il compositore, docente e direttore dell’Ente manifestazioni pescaresi racconta la sua passione «Mi sono avvicinato a questo mondo da ragazzo solo perché mi piaceva una ragazza nel coro»

Un tempo erano solo canzonette: una forma di intrattenimento scanzonato e leggero, considerata un gradino al di sotto della cosiddetta musica colta contemporanea. Poi, complice la rivoluzione massmediatica e la proliferazione di generi e stili, quella forma d’arte eterogenea fatta di jazz, note pop e arrangiamenti etnici che va sotto il nome di “popular music” si è imposta su larga scala ottenendo il riconoscimento accademico da parte del Miur. Una rivoluzione epocale per chi, come Angelo Valori, musicista, compositore e docente, ci ha creduto fin dal primo momento, scommettendo e insistendo sull’importanza di portare la composizione e la produzione della canzone pop-rock a scuola, nei conservatori e nelle università più prestigiose come il Berklee College di Boston.
Oggi, grazie all’esperienza decennale di Valori, che dal 2008 coordina il dipartimento di jazz e popular music del conservatorio Luisa D’Annunzio di Pescara e dallo scorso anno è stato nominato presidente dell’Ente manifestazioni pescaresi, il capoluogo adriatico è divenuto un punto di riferimento internazionale per questa realtà dai confini fluidi, espressione tipica del nostro tempo. Al punto che la città vanta il primato italiano per l’istituzione del triennio di composizione pop-rock, nato in via sperimentale nel 2003 e poi accreditato nel 2015. Tra gli insegnanti di spicco compare persino il nome del paroliere della canzone italiana Mogol, con il quale è in piedi un progetto sull’insegnamento della scrittura musicale che partirà in autunno.
Valori, come si è avvicinato alla musica?
Ho iniziato a studiare musica abbastanza tardi: è stato un cruccio dei miei 14 anni. Suonavo l’organo in chiesa a Sulmona. Mi ero avvicinato solo perché mi piaceva una ragazza nel coro, a cui a sua volta piaceva un altro. Questa esperienza tuttavia mi ha permesso di entrare in contatto con questa realtà e, successivamente, con la composizione e l’insegnamento. Ho iniziato fin da giovanissimo, a 18 anni, a partecipare a rassegne specializzate e festival in Italia, Europa e Stati Uniti. Prima con la musica classica, poi subito dopo è scoccato l’amore per il nuovo e il contemporaneo, al quale ho dedicato tutte le mie attenzioni. Questo è un terreno impervio perché rappresenta un salto verso l’ignoto in cui, come in ogni ricerca, si va avanti per tentativi ed errori.
Meglio la composizione o l’insegnamento?
Sono completamente diverse. La composizione è introspezione, esplorazione e ricerca dentro se stessi. È un’attività pratica che coinvolge l’aspetto personale e intimo, portando alla creazione di opere nuove. Invece nell’insegnamento la trasmissione della conoscenza è rivolta verso gli altri. Per molti è secondaria, ma non è questo il mio caso, perché penso che sia un’attività altrettanto affascinante visto che ti porta necessariamente a scoprire e trovare delle chiavi di lettura e delle modalità nuove per razionalizzare il tuo intimo e trasmetterlo agli altri.
Quali sono i suoi progetti futuri?
Il 5 ottobre terrò un concerto con le mie musiche al Berklee College di Boston, una delle più importanti università di musica moderna al mondo, specializzata nel jazz e nel pop. È la quarta volta che torno dopo il 2010, 2012, e 2014 e le altre quattro esibizioni al Columbia di Chicago. L’esecuzione è affidata a insegnanti e studenti, mentre l’autrice è mia ex studentessa, Eleonora Toscani. I temi sono quelli di una ventenne che descrive le sue inquietudini, ma al tempo stesso si pone domande universali che possono riguardare anche l’età della piena maturità. Il prossimo anno invece tornerò negli Stati Uniti e lascerò il dipartimento di jazz e popular music del conservatorio di Pescara. Dopo 10 anni ho terminato un ciclo.
Tracciamo un bilancio della sua esperienza al conservatorio di Pescara.
Sono molto soddisfatto perché sono maturati i frutti delle esperienze vissute all’estero. Pescara è diventata un centro propulsore della musica moderna e un punto di riferimento italiano ed europeo. Qui è nata la prima scuola di popular music in Italia, tra le pochissime in Europa. Nel 2008, quando sono arrivato, aveva 20 iscritti, mentre oggi è un dipartimento modello con 150 allievi provenienti da tutte le regioni e con i piani di studio ripresi da diversi conservatori. E' il risultato del lavoro dei miei colleghi, testimoniato anche dal numero di premi e concorsi vinti. Un risultato reso possibile anche grazie alla sensibilità della classe dirigente, a partire dal direttore Massimo Magri. In genere il conservatorio è un geloso custode delle tradizioni classiche, non era affatto scontato che questa ventata di modernità fosse accettata.
Dove sta andando la musica e il jazz?
La contaminazione di cui tutti parlano mi sembra il passato, anche se è reale che tutti i linguaggi parlino tra loro: l’acustico con l’elettronico, il digitale con l’etnico, il classico con il pop. È un’epoca di forte ibridazione e credo che ci sarà sempre più spazio per la diversità. Succederà quello che è successo con i media, passando dalla tv generalista a quella specialistica: il mercato offrirà sempre più prodotti di altissimo livello, facilmente accessibili.
Quale consiglio dà a un giovane musicista?
Dico sempre ai miei studenti che, siccome viviamo nel periodo della mediocrazia, oggi fare un buon prodotto è diventato facilissimo, ma non serve a nulla. La creatività è alla portata e all’accessibilità di tutti, ma a livello professionale e artistico si corre il rischio di confondersi. Il segreto è cercare diversificazione, autenticità e originalità. Se ti omologhi diventi irriconoscibile e a quel punto, se non c’è dietro un investimento economico enorme, è inutile. Conviene fare ogni sforzo per cercare di rappresentare se stessi senza compromessi. È il momento ideale per la famosa introspezione.
La sua ultima sfida è il rilancio dell’Ente manifestazioni pescaresi?
L’incarico mi ha molto sorpreso, ma non nascondo che mi fa piacere perché l’ente è un’istituzione che ha animato la vita culturale dal 1963 e ha coperto oltre i due terzi della storia di Pescara. A breve partirà l’associazione "Amici dell’ente manifestazioni" di cui faranno parte imprenditori, dirigenti, persone del mondo della scuola e della cultura interessatati a promuovere attivamente la cultura come forma di emancipazione sociale e sviluppo turistico.
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