Venezia parla di donne tra violenze di branco, solitudini e diritti negati

Emoziona “La scuola cattolica” sul massacro del Circeo e fa riflettere il francese “L'evenement” di Audrey Diwan
VENEZIA. Il massacro del Circeo, il tema della violenza maschile, la solitudine delle donne e la loro volontà di autodeterminazione: volendo trovare un filo rosso per la sesta giornata di Venezia 78 non può essere che un tuffo in un doloroso passato, protofemminista.
C'è uno dei film più attesi, La scuola cattolica di Stefano Mordini, con Benedetta Porcaroli, Valeria Golino, Riccardo Scamarcio, Fabrizio Gifuni e Valentina Cervi, (fuori concorso, in sala dal 7 ottobre) che rievoca la violenza del branco dei ricchi “fighetti” dell'estrema destra Gianni Guido, Angelo Izzo e Andrea Ghira, che seviziarono Rosaria Lopez, che uccisero, e Donatella Colasanti, che si salvò fingendosi morta. Il film è tratto dal libro di Edoardo Albinati (Rizzoli, Premio Strega 2016), compagno di scuola dei tre violentatori, il San Leone Magno di Roma, la scuola cattolica appunto. «Pur essendoci al centro della storia quel delitto efferato, il tema del film», racconta Mordini, «è un altro: l'ambiente, la società borghese di quel momento e soprattutto il senso di impunità, è proprio questo il tema: sapere che si sarà impuniti per tanta violenza, perché qualcuno aiuterà a tirarti fuori dai guai con i soldi e la posizione sociale. Si muovono da fascisti e da drogati, si vede e mi basta». «Eliminare la politica», ha detto ancora il regista, «è stato un presupposto di partenza di cui mi assumo la responsabilità: il contesto politico di allora non esiste più, io volevo fare un film per i giovani, farlo uscire da quegli anni, far capire come il mostro colpisce ancora, come la violenza degli uomini che vogliono dominare le donne è una storia non finita, per la quale la responsabilità delle azioni non può essere qualcosa di impunito». Il film mostra il contesto di quella storia: la formazione culturale cattolica della scuola, l'assenza o meno dei genitori, cosa significava essere giovani maschi di quella estrazione borghese e di quell'ambiente, «una riflessione sui valori, per arrivare, speriamo, ai ragazzi».
Se il Circeo è del 1975, la storia di L'evenement di Audrey Diwan è ambientata negli anni '60 quando una giovane universitaria (Anamaria Vartolomei, candidata alla coppa Volpi) in Francia si ritrova incinta a combattere da sola per abortire, in un'epoca in cui era illegale completamente. Un film lucido, freddo, drammatico, che fa riflettere su quanta strada in quegli anni è stata fatta per l'autodeterminazione delle donne, oggi stesso in pericolo in tanti paesi (come la Polonia). Il film, apprezzato dai critici ed entrato tra i favoriti, uscirà a fine ottobre. Per il concorso è passato oggi La Caja del messicano Lorenzo Vigas, Leone d'oro 2015 con Ti guardo, un film sull'assenza del padre con protagonista l'adolescente (Hatzín Navarrete).
Ezio Bosso, la sua musica, la sua voglia di vita si ammirano nel documentario di Giorgio Verdelli, Ezio Bosso, Le cose che restano, un film che sarà nelle sale solo il 4, 5 e 6 ottobre come evento. È un film commovente, toccante con una musica meravigliosa, la sua. Un film motivazionale, «in ogni cosa che abbiamo scovato, documentato, c'è sempre questo messaggio: la musica soprattutto, nonostante tutto, la perseveranza, la tenacia, il talento esercitato ad ogni costo. Spero sia di riferimento per i giovani, quelli che vogliono lavorare nella musica ma in generale per tutti», ha detto Verdelli.