Verità e leggende: la vita di San Gabriele al tempo dei Briganti

26 Febbraio 2024

Per la ricorrenza di domani pubblicato un capitolo dell’imponente opera dello storico montoriese Bonanni  

Sulla vita di San Gabriele dell’Addolorata – al secolo Francesco Possenti, nato ad Assisi il 1° marzo 1838 e morto a Isola del Gran Sasso il 27 febbraio 1862 – nonostante gli oltre trecento libri, film e scritti vari a lui dedicati, manca ancora una storia, non l’agiografia, frutto di studio delle fonti, di confronti, di ricostruzioni meticolose, certosine e ancorate ai documenti. Ercole Bonanni, storico rigoroso e capace, autore, tra l’altro, del fondamentale volume dedicato all’assedio della Real Piazza di Civitella del Tronto, “La guerra civile nell’Abruzzo teramano 1860-1861”, del 1974, aveva, nel 1959, in una conferenza tenuta a Pescara, annunciato che il titolo del suo libro sul Patrono d’Abruzzo, sarebbe stato “San Gabriele dell’Addolorata e il suo tempo”.
Dopo ventisei anni di studi e ricerche e aver acquisito una mole impressionante di documenti, Bonanni ha consegnato in quattro ponderosi volumi, ricchi di notizie nuove e sorprendenti, la storia vera di San Gabriele e le vicende del brigantaggio politico in Abruzzo, prima e dopo il 1861. Si deve alla lungimirante e tenace iniziativa della Pro Loco di Montorio al Vomano, che è riuscita ad avere il consenso, alla pubblicazione, in anteprima, del nono capitolo, il più breve dei 34 in cui si articola la storia di San Gabriele dell’Addolorata e il grande Brigantaggio politico in Abruzzo durante l’Unità d’Italia. Bonanni ricostruisce, con sorprendenti e inedite acquisizioni storiche, la giornata di domenica 10 luglio 1859, in cui San Gabriele fece sosta a Montorio al Vomano. Qui, la comitiva dei passionisti si reca nella chiesa dell’Immacolata Concezione di Maria o degli Zoccolanti, dove Gabriele viene colto da una mistica emozione, rimanendo per lungo tempo in preghiera in uno stato di estasi.
Il confratello Francesco Saverio dovette intervenire con uno schiaffo per staccarlo dalla contemplazione e incitarlo a riprendere il cammino. Lo stesso confratello, divenuto Preposito Generale della Congregazione della Passione, il 30 luglio del 1891, introdusse la causa di beatificazione di Gabriele e l’episodio della contemplazione della statua dell’Immacolata Concezione di Montorio divenne parte del processo. In questo breve ma corposo capitolo, Ercole Bonanni presenta due delle più importanti scoperte sulla vita di San Gabriele. La prima è relativa alla tisi che ne causò la morte a soli 23 anni. L’Autore, smentendo la tesi secondo cui Gabriele contrasse la malattia fra il 1860 e il 1861, afferma che il santo si ammalò di tisi, o tubercolosi polmonare, nel mese di marzo del 1857, nell’insalubre noviziato di Morrovalle, dove era entrato «sano come un pesce», nel pomeriggio del 9 settembre del 1856. Inoltre, rivela che il dottor Reginaldo Rossi, medico condotto di Tossicia, a cui viene attribuita, da altri storici, la “scoperta” della malattia a Isola, non era un medico, ma quello che oggi definiremmo un infermiere. La malattia dunque è stata sottovalutata, non riconosciuta, non curata al meglio delle possibilità? L’altra è relativa ai motivi che impedirono a San Gabriele di ottenere il sacerdozio. Bonanni confuta la tesi che attribuisce la mancata promozione in sacris alle «inique disposizioni governative» del 1861 che stabilivano, per l’ordinazione sacerdotale, il possesso di 50 ducati, somma che Gabriele non aveva, per cui non poté chiedere al Prefetto di Teramo il permesso per essere ordinato.
Bonanni non solo dimostra che altri religiosi, pur non avendo la somma richiesta, furono ordinati sacerdoti, per cui i motivi economici non erano, in realtà, un ostacolo insuperabile ma soprattutto, fa emergere il vero motivo “politico” alla base della mancata ordinazione di San Gabriele. I documenti rivelano che i tre Governatori della Provincia di Abruzzo Ulteriore Primo, nel 1861, ritenevano che i Padri Passionisti operassero attivamente contro il nuovo Stato unitario. Il Vescovo di Penne decise, anche per non mettersi contro le autorità del neonato Regno d’Italia, di non dar luogo alle ordinazioni in sacris dei chierici passionisti dello studentato teologico di Isola. Agli storici che hanno scritto che le accuse secondo cui «i Padri Passionisti favorivano la reazione e il brigantaggio erano prive di ogni indizio fattuale», Bonanni oppone i documenti che provano che il 15 maggio 1866, il prefetto Maramotti denunciò i ritiri di Isola del Gran Sasso e di Giulianova come «covi di reazione» e i Passionisti di «favoreggiamento del brigantaggio», tanto che il successivo 28 maggio «li fece espellere manu militari e con il foglio di via obbligatorio per misure di pubblica sicurezza».
In questo tumultuoso contesto si inserisce e si spiega la mancata ordinazione sacerdotale del Santo. Viene da osservare, in conclusione, che se il più breve dei 34 capitoli dell’opera di Bonanni è così ricco di rivelazioni, documenti, e sorprese cosa potrebbe regalarci la pubblicazione integrale dei quattro volumi? La messa a disposizione dei lettori è il solo mezzo per rendere onore a tanto lavoro e per arricchire, con un contributo davvero di importanza fondamentale, la conoscenza storica della figura del Santo Patrono d’Abruzzo e la complessa questione del brigantaggio politico, pre e post unitario.
*Scrittore e poeta