“Vicino/Lontano”: una mostra racconta le bellezze del mondo

Viaggio nel patrimonio culturale dei Paesi delle migrazioni Fino al 27 novembre, 400 foto in cinque diverse sedi a Roma
Un uomo che osserva la sua terra, tra le terrazze verticali dove si coltivano cipolle ad Argapura, in Indonesia. La meraviglia della storica Moschea della città di Bagerhat, in Bangladesh, al mattino, quando sembra specchiarsi nell'acqua. Il cero di Nostra Signora di Nazareth nella città di Belém, in Brasile. La resilienza negli occhi di due bimbe dai capelli rossi, sulle spalle di papà, a Baffa, in Pakistan. E poi Roma con il corteo che sfila davanti al Colosseo per il 31° anniversario dell'indipendenza dell'Ucraina, nei giorni dell'invasione dell'esercito russo. È un viaggio alla scoperta del patrimonio culturale e naturale dell'immigrazione in Italia, la mostra Vicino/Lontano in programma a Roma fino al 27 novembre in occasione del 50° anniversario della Convenzione Unesco sulla Protezione del Patrimonio Mondiale culturale e naturale, distribuita tra Palazzo delle Esposizioni e quattro Biblioteche di Roma Capitale: l'Europea a Piazza Fiume, Ennio Flaiano al Tufello, Pier Paolo Pasolini a Spinaceto, Enzo Tortora a Testaccio. «La mostra è nata per festeggiare i 50 anni della Convenzione, ma questo non è un momento che si presta a grandi celebrazioni con due Paesi Unesco in guerra e le forze armate in Ucraina», dice il presidente della Commissione nazionale italiana, Franco Bernabè. «L'Unesco», ricorda, «è stata costituita per accordo internazionale nel 1945, subito dopo la seconda guerra mondiale, perché proprio la cultura, le scienze, la bellezza, ci ricordassero di non cadere nello stesso errore». Oltre alla Convenzione per il patrimonio culturale e naturale del 1972, prosegue «nel 2003 è nata anche la Convenzione per il Patrimonio immateriale e nel 2005 per la molteplicità delle culture, così da salvaguardare il patrimonio nella sua interezza». Annullate dunque le celebrazioni inizialmente previste a Firenze, «abbiamo pensato, nel Paese con più siti Unesco, di raccontare l'apporto di culture diverse» che arrivano «con le migrazioni in Italia».
«La mostra», anticipa il presidente Azienda Speciale Palaexpo, Marco Delogu, «girerà in molte altre occasioni. Ieri l'ambasciatore ucraino l'ha vista e si è commosso davanti al muro di foto del suo Paese».
In tutto, oltre 400 scatti nelle diverse sedi, realizzati da fotografi provenienti dai Paesi con il maggior flusso migratorio verso l'Italia, che hanno raccontato attraverso le immagini il patrimonio culturale e naturale del loro territorio d'origine. Un dialogo con le fotografie istituzionali dei siti Unesco che corre lungo il filo di cinque macro temi: gli insediamenti umani e i movimenti dei popoli; la spiritualità; feste, celebrazioni, artigianato, cibo ed espressioni artistiche; l'ambiente naturale, geo e bio diversità; i ritratti. «Il Mediterraneo conta solo il 2% delle acque del globo, però è circondato da una molteplicità di popoli, culture, scienze diverse», commenta il direttore dell'Istituto di studi sul Mediterraneo del Cnr, Salvatore Capasso. «Tra le emergenze, le migrazioni sono un elemento fondamentale, ma più che emergenze per me sono opportunità. I Paesi, le economie, si sviluppano perché le persone si muovono, da un territorio all'altro, da un settore all'altro». Non a caso, «i Paesi oggi più sviluppati, dagli Usa all'Australia, sono così perché hanno ricevuto anche il contributo degli italiani. In Italia poi», conclude, «in dieci anni abbiamo perso 400 mila nuovi nati. La migrazione è un elemento necessario».
Ad accompagnare la mostra, anche un calendario di incontri ed approfondimenti.