«Vigne e memoria della mia famiglia sono a Miglianico»

Chiara Ciavolich: «Quando tutto andava male tra queste colline tiravamo fuori ottime uve»
di Paolo Guidi
MIGLIANICO
Due corpi per un'anima sola, quella dell'azienda Ciavolich, una delle storiche realtà vitivinicole abruzzesi divisa fra due province. Anche se il cuore tradizionale di questa cantina, condotta oggi da Chiara Ciavolich, appassionata vignaiola, resta il borgo di Miglianico. La storia ha sapore letterario, quando Chiara la svela nel centro del paese, in una cantina scavata nella roccia diventata una suggestiva sala degustazioni, la memoria familiare le brilla negli occhi.
Siamo a cavallo tra Otto e Novecento, un dagherrotipo testimonia il matrimonio tra Giuseppe Ciavolich ed Ernestina Vicini. Tra un gentiluomo della famiglia bulgara che iniziò la trasformazione delle uve in proprio nel 1853 a Miglianico – dove arrivò nel '500 – e una gentildonna di Loreto Aprutino. Lei, donna Ernestina, alla cui memoria sono dedicate due etichette (un rosato e una Passerina spumantizzata), portò in dote le proprietà di Loreto dove, a partire dal 1960, suo nipote Giuseppe Ciavolich, padre di Chiara, impiantò i primi vigneti e dove Chiara, nel 2011, ha costruito una nuova cantina. Ma il cordone ombelicale con Miglianico resta insostituibile, come spiega lei stessa, ne è dimostrazione il Montepulciano d'Abruzzo “Divus”, vino che più di altri è figlio di Miglianico e del suo territorio.
Lei è nata a Pescara e impegnata a Loreto, ma conserva un legame forte con Miglianico. Come lo racconta?
«Il rapporto con Miglianico è profondo, per le origini paterne ma anche perché mia madre, di radici emiliane, è nata qui. Qui c'è il palazzo di famiglia con di fronte la cantina storica di metà '800. E qui ci sono molte delle nostre memorie più avvincenti, di vino e non solo, ma sempre fortemente connesse al paese».
Ce ne regali una.
«Vede, la storia di Miglianico è concentrata nella parte alta del borgo, proprio dove siamo noi e dove ci sono il Castello Masci, antico anche se rimaneggiato e frazionato nel tempo, e la chiesa di San Michele Arcangelo, risalente al XVI secolo, detta anche Santuario di San Pantaleone in onore di quel patrono venerato da una processione resa famosa dalla tela di Michetti e dalla novella di D'Annunzio. Bene, quando Michetti venne a Miglianico per immortalarla, i paesani si scagliarono contro quell'oggetto apparso loro mostruoso che era la macchina fotografica. E lui fu tratto in salvo nel Palazzo Ciavolich proprio dalla sua amica Ernestina».
Miglianico per Ciavolich, però, significa anzitutto vino.
«Certo, la parte produttiva storica dell'azienda è a Miglianico, sono rimasti 15 ettari ma fino alla seconda guerra tutto il colle era vitato, anche se la parte a cui sono più affezionata è il colletto di Contrada Cerreto».
Perché?
«Perché sono cresciuta lì, da ragazza mia madre mi portava in campagna il pomeriggio e quasi sempre ero sola col mio cane. Il mio gioco preferito era risalire la collina lungo una strada che separa i vigneti di Montepulciano e Trebbiamo per poi scenderla a perdifiato».
È lì che nasce il Divus?
«Sì, fino a pochi anni fa le uve dedicate a questa etichetta provenivano solo da quel vigneto, due ettari e mezzo di classico tendone abruzzese che non ci hanno mai tradito».
Che significa?
«Sarà l'esposizione a sud-est, il clima collinare vicino al mare ma non troppo, il terreno argilloso-calcareo e l'età delle vigne che sfiora il mezzo secolo, fatto sta che ad ogni vendemmia questa vigna non si è mai smentita. Quando tutto andava male, lì abbiamo tirato fuori ottime uve».
Qual è il tratto distintivo del Divus?
«La veracità. Questa veracità miglianichese direi, specialmente nelle prime annate, che lo lega profondamente al territorio».
A che piatto lo abbinerebbe ora?
«Forse alle pallotte cacio e ovo condite col sugo di pomodoro a pera, un prodotto tipico di questo comune».
Lei crede molto in Miglianico, consiglia di pernottare a “La chiave bianca” ed ha investito in un ristorante.
«Sì, ho voluto trasformare una parte della cantina storica nella Vineria Ciavolich, ristorante gourmet guidato dallo chef Guido Angelucci. Credo sia un'opportunità per la mia azienda e magari anche per Miglianico».
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