Vincenzo Olivieri a “Storie” «Papà mi voleva ragioniere, ora faccio ridere l’Abruzzo»

8 Novembre 2022

Il cabarettista pescarese racconta la sua carriera lunga 42 anni «All’inizio ero timido e mi camuffavo, poi ho vinto la mie paure»

Quarant’anni di carriera trascorsi con una missione: far ridere gli abruzzesi. «Per la precisione sono 42 anni», dice Vincenzo Olivieri, uno che ha costruito la sua fortuna osservando ed esasperando le manie, le ossessioni e i comportamenti degli altri. «Soprattutto in casa, guardavo mio padre e mia madre: all’epoca l’educazione era di ferro, una cosa seria». È Olivieri un altro ospite di “Storie - Le Emozioni della Vita”, il programma di Rete8 in collaborazione con il Centro in onda questa sera alle ore 21 per la regia di Antonio D’Ottavio.
Di una cosa Olivieri è sicuro: «Far ridere la gente non è una cosa facile. Gli scherzi telefonici? Non è che mi piaccia poi tanto farli: io dico no agli scherzi aggressivi, scelgo la simpatia». E dal 15 novembre partono gli scherzi telefonici in diretta su Facebook, ogni martedì, giovedì e sabato.
Olivieri, pescarese nato nel 1959, faceva il ragioniere nel negozio di famiglia ma sognava la ribalta dello spettacolo: «In pausa pranzo andavo in radio e facevo programmi con Marco Papa; la sera andavo in tv con Marco e Tiziana Di Tonno per fare “È la fine del mondo” che faceva un sacco di ascolti. Pian piano poi ho curato la direzione artistica della Balena Bianca e l’ho fatto per 10 anni: organizzavo serate e facevo spettacoli». L’esordio risale al 1979 quando ha pubblicato il suo primo disco 45 giri in studio, “Spoltore’s night” e “Giovina’s theme”. Nel 1990 è stata la volta di “4, 5, 6, Tarpanotti!”. E poi una lunga, lunghissima serie di spettacoli e programmi tv: in “È la fine del mondo” ha lanciato il doppiaggio delle pubblicità in dialetto e poi il fortunato “Roba da Matti”, che è ancora un successo su Rete8. Quest’estate, poi, ha girato l’Abruzzo in tour con “Non é mai troppo Abruzzo. Vi insegno la bellezza!”.
Da Olivieri uno si aspetta sempre una battuta al volo, una gag o uno scherzo telefonico: «Tanti da me si aspettano che io li faccia ridere anche mentre vado in giro per la strada e mi chiedono: “E dai, facci due battute”. E io gli rispondo: “Scusi, ma lei fa il muratore? E allora me lo può fare un muretto?”. Per fare le battute ci vuole un contesto».
È iniziato tutto a scuola osservando i prof per imitarli: «Studiavo solo per la sufficienza. Quando riportavo la pagella a casa era una via crucis: sapevo che qualche mazzata, poi, ce l’avrei presa». I primi palchi: «All’inizio ero timido, mi camuffavo con occhiali a specchio, i baffi finti e tanti, alla fine dello spettacolo, neanche mi riconoscevano». Poi, ha gettato la maschera: «Mi fa piacere creare qualcosa che faccia bene alla gente. Se uno mi ferma, mi dice che ha avuto una giornata pesante ma poi mi ha visto in televisione e gli è tornato il sorriso, allora, mi sento bene. In questo momento di difficoltà, il nostro mestiere va rivalutato».
Il sogno? «Mi farebbe piacere fare un programma televisivo nazionale ma grazie ai social network qualcosa sta già accadendo: i follower, da ogni parte d’Italia, stanno aumentando e le pillole che postiamo sono un successo tanto è vero che ci hanno scritto da Torino e da Reggio Calabria per avere il nostro spettacolo anche lì. Intanto, stiamo preparando il nuovo programma che andrà in onda su Rete8, “Classe terza E-tà”, con nonni e nipoti messi su un pullman per analizzare il confronto generazionale. E poi speriamo che a Natale e a Capodanno ci sarà finalmente la possibilità di fare festa».