Vinpeel, un ragazzo alla scoperta del mondo nel romanzo di Millanta

17 Febbraio 2018

Il musicista di Francavilla racconta la storia di un adolescente che con l’aiuto di due amici riesce a cambiare la sua vita

Un pugno di case attorno a una locanda. Una comunità sospesa nel tempo. Una strada da dove non arriva più nessuno e nessuno ricorda più dove porti. Questo è il paese di Dinterbild, il luogo dove si rifugia chiunque abbia paura, lontano dal mondo e da ciò che può fargli male. Tra di loro c’è Vinpeel, l'unico ragazzino di questa bizzarra comunità, che una notte, scrutando l'orizzonte, si convince che al di là di questo mondo esitante ci sia qualcos'altro. Tra i suoi mille tentativi ci sono gli stravaganti abitanti, le loro paure, i sogni, le aspirazioni, fin quando con l’aiuto di due amici riuscirà a trovare il modo per andar via. E’ la storia di “Vinpeel degli orizzonti” (Neo edizioni, 15 euro, 146 pagine), il romanzo d’esordio di Peppe Millanta, cantautore e sceneggiatore pescarese che sarà presentato, oggi a Francavilla (si legga il box in basso), la città in cui vive. Musicista di strada, Millanta si è diplomato in drammaturgia e sceneggiatura all'Accademia nazionale Silvio d'Amico. Nel 2013 ha fondato la Peppe Millanta & Balkan Bistrò, una band di world music. Nel 2017 ha fondato a Pescara la “Scuola Macondo - L'officina delle storie” dedicata alle arti narrative. Publichiamo in anteprima il preludio di “Vinpeel degli orizzonti”.
di PEPPE MILLANTA
Un uomo.
Solo.
E un mare.
Immenso.
E la faccenda potrebbe anche andare bene così, con ogni cosa al suo posto.
Niente di più facile: un uomo solo e un mare immenso.
Stop.
E invece no.
Non se l’uomo (solo) sta lì a guardare quel mare (immenso). Perché a volte può bastare soltanto uno sguardo per riempirti la testa di pensieri e di strane idee.
Però potrebbe anche andar bene così, certo, con l’uomo (solo) a guardare quel mare (immenso). Stop.
E invece no.
Non se nella testa di quell’uomo, persa fra le pieghe dei suoi pensieri, si annida una speranza, e se quel mare gli si srotola davanti come una pagina illeggibile. È a questo punto che le cose si complicano. Sempre. Che a pensarci bene è un fatto che ha dell’incredibile. Insomma. Hai due elementi messi lì, perfetti, ognuno chiuso in se stesso. Basterebbe che restassero immobili per non sfibrare quel sottile filo di bellezza che li avvicina senza farli mai toccare. E invece quelli non ne vogliono sapere di restare lì, al loro posto, e iniziano a impiastricciarsi l’un l’altro, come per dispetto.
Ed è incredibile come a volte si possa buttare tutto all’aria così, per uno stupido sguardo, e che questo accada sempre, non soltanto per quell’uomo solo e quel mare immenso, ma per tutte le cose della vita. Un continuo ingarbugliarsi a vicenda. Un infinito e vicendevole mischiarsi.
“Le cose dovrebbero restare al proprio posto” diceva sempre
Ned Bundy, che per la cronaca è quell’uomo (solo) che guarda quel mare (immenso), turbato dai mille pensieri e le strane idee che un semplice sguardo può portarsi dietro.
Soltanto due volte in tutta la sua vita Ned Bundy si era mischiato ad altre cose per colpa di uno stupido sguardo.
La prima volta era stata su una nave.
Ogni volta che la ricordava, pensava alla parola bellissima.
Ma la pensava in un modo tutto suo – “bellissima” – come fosse un soffio, sospeso, riferendosi tra l’altro non alla nave ma alla donna che vi aveva incontrato sopra.
Quando Ned Bundy scese da quella nave, da quella notte, da quel suo sguardo su di lei e da quel corpo caldo su di lui, portò via con sé soltanto due cose: la certezza che non l’avrebbe più rivista e la convinzione di averle lasciato come unico ricordo il rumore del mare di quella notte insieme.
In entrambi i casi, però, si sbagliava. A volte uno ci prova a indirizzare il proprio destino, a organizzarlo, ma quello non ci sta e può mandarti tutto all’aria, in un attimo. E quell’attimo, per Ned Bundy, coincise con un bussare forte alla porta, circa un anno dopo.
Quando la aprì restò fermo – “di sasso”, come avrebbe affermato lui stesso in seguito – a fissare il fagottino che gli avevano lasciato fuori casa. Ci mise un po’ prima di chinarsi e prenderlo. E ci mise altrettanto prima di scoprire quella cosina dal lenzuolo che l’avvolgeva e trovarvi dentro Vinpeel.
La prima cosa che pensò fu Merda, la seconda fu Un bambino, e la terza, più consequenziale delle altre due, fu Merda. Un bambino.
Soltanto due volte in tutta la sua vita Ned Bundy si era mischiato ad altre cose per colpa di uno stupido sguardo.
La seconda volta fu quando incontrò il mare.
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