Vita d’un genio a fumetti Il Caravaggio di Manara ha il volto di Pazienza

Pubblicato da Panini “La tavolozza e la spada” L’autore: «Racconto la storia rispettando la verità dei fatti»
ROMA. Una donna giace in terra in una lurida taverna, trattenuta da un uomo violento: il suo magnaccia. Le natiche di lei sono al vento e l’uomo che la tiene grida: «Tu! Castigamatti! Forza, dalle quello che si merita, prendi la cinghia!». Di fronte c’è un giovane Michelangelo Merisi, meglio noto come Caravaggio, che fissa la scena con uno sguardo intenso e pieno di meraviglia. «È bellissima, con questa luce…», pensa tra sé. Come se avesse voluto immortalare con lo sguardo – o magari con una macchina fotografica – il momento.
La scena è tratta da Caravaggio – La tavolozza e la spada, un libro a fumetti nato dalla matita d’autore di Milo Manara ed edito da Panini. «Non penso che la tensione erotica sia importante nella vita di Caravaggio quanto nella sua opera: in quelle natiche lui vedeva un elemento estetico», dirà l’autore, rispondendo a una domanda sulle simpatie omoerotiche del geniale pittore. Tutta quella sensualità si riversa, secondo Manara, sulle tele del Merisi. «Se sensualità è cogliere l’essenza delle cose con i sensi, guardare una sedia – il disegnatore si concentra e ci indica l’oggetto –, vedere quel chiodo lì, vedere le tensioni del legno… Beh, la pittura di Caravaggio era profondamente sensuale».
Quello che colpisce, del volume, oltre l’indiscutibile qualità delle tavole, è l’ultima pagina: la ricca bibliografia presente in lingua italiana e francese. «Questo libro è stato frutto di uno studio approfondito», ha ripetuto più volte Manara, «penso di aver letto tutto quello che è stato scritto su Caravaggio». Un lavoro certosino, è vero, ma «che amo fare», sostiene l’autore con il sorriso di un bambino in volto, «si imparano sempre molte cose nuove». Invece, a chi lo chiama “maestro” ricorda le parole di Alberto Arbasino: «La carriera dello scrittore italiano ha tre tempi: brillante promessa, solito stronzo, venerato maestro». E aggiunge: «Spero di aver passato la seconda fase».
Qualche indizio che Manara abbia già superato la seconda fase-Arbasino ce lo dà Claudio Strinati, esperto storico dell’arte e dell’opera del Merisi in particolare, che attacca così la sua introduzione all’opera: «La storia del Caravaggio è raccontata da Milo Manara con grande rispetto della testimonianza delle fonti e della verità sostanziale di quella vicenda». Lo stesso Strinati che, durante la presentazione del libro alla Biblioteca Angelica di Roma – che Manara ha immaginificamente ribattezzato «Biblioteca di Harry Potter» – ha annunciato che le tavole edite da Panini saranno esposte a Modena, il prossimo anno, proprio all’interno di in una mostra dedicata a Caravaggio. La apriranno e la chiuderanno: ad indicare la via dentro la complessa e dibattuta vicenda biografica del Merisi.
Un elemento che colpirà i lettori più attenti al mondo del fumetto d’autore è che il giovane Caravaggio se ne va in giro con le sembianze di Andrea Pazienza, Paz per tutti, artista geniale e precoce (pugliese, si formò al liceo artistico di Pescara) morto nel 1988, «perché come lui era un uomo d’azione, non un disegnatore da salotto» sottolinea Manara. Un impeto che si ritrova all’interno di un personaggio dedito al vino e ai bagordi, che cercava più volentieri le sue modelle tra le cortigiane che tra le dame di corte. Con la splendida storia della Morte della Vergine – un dipinto in cui si ritrae una Madonna semplicemente distesa, senza alcun accenno all’assunzione – salvata dalle fiamme dal contemporaneo Rubens, a far da momento topico della vicenda. In un momento di pietà estrema Caravaggio dona la salvezza a una prostituta morta che voleva impersonare la Madonna per essere perdonata di tutti i suoi peccati. E poi, come di suo costume, corre a vendicare l’affronto subito dal vile Ranuccio Tomassoni: un fatto che gli costerà… Ah già, ma questa, è tutta un’altra storia.
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