Weinstein, incriminazione vicina Un’altra attrice italiana lo accusa

20 Febbraio 2018

NEW YORK. La denuncia di stupro di un’attrice e modella italiana contro Harvey Weinstein fa passi avanti. La polizia di Los Angeles, convinta che ci siano gli estremi per incriminare il produttore,...

NEW YORK. La denuncia di stupro di un’attrice e modella italiana contro Harvey Weinstein fa passi avanti. La polizia di Los Angeles, convinta che ci siano gli estremi per incriminare il produttore, ha trasmesso il dossier alla procura della contea a cui spetta l’ultima parola per il rinvio a giudizio. Rotolano intanto altre teste alla Weinstein and Co. sull’orlo della bancarotta.
Il consiglio di amministrazione della società fondata da Harvey con il fratello Bob ha licenziato «per giusta causa» David Glasser, il chief operating officer dello studio, soprannominato “il terzo fratello” per la vicinanza ai due boss. L'attrice italiana, che ha 38 anni ed è apparsa sulla copertina di Vogue, aveva chiesto di restare anonima quando mesi fa aveva accusato l’ex capo di Miramax in una intervista al Los Angeles Times. Nell'intervista aveva raccontato che Weinstein, dopo averla avvicinata nel febbraio 2013 al Los Angeles Italia film, fashion and art fest, si era presentato non invitato nel suo albergo di Beverly Hills e l’aveva violentata nel bagno della camera. Secondo fonti di polizia citate dal quotidiano, il caso è promettente perché la donna ha confidato la vicenda a tre persone, tra cui il suo sacerdote, quasi subito dopo esser stata aggredita. La polizia ha inoltre ottenuto le ricevute che documentano la sua presenza in albergo, anche se non quella di Weinstein allo stesso tempo. La procura, scrive adesso il quotidiano losangelino, ha un nuovo asso nella manica: una legge della California che consente di introdurre come prova in casi di violenza sessuale accuse di altre donne, anche senza che queste accuse siano state sufficienti a produrre un’incriminazione. Esperti legali sono convinti che il cumulo di denunce contro Weinstein possa servire a far pendere a favore della donna l’esito di un caso che finora si basa sulle testimonianze di lui e di lei. «Se si andrà al processo vedrete una sfilata di star sul banco dei testimoni», ha detto l'ex procuratore della Contea di Los Angeles Steve Cooley. Weinstein e i suoi legali sostengono che il produttore non ha mai fatto sesso non consensuale. Le sorti della Weinstein and Co. intanto sono sempre più in bilico dopo l’azione legale lanciata dal procuratore dello stato di New York Eric Schneiderman. Glasser era stato tirato in ballo con il resto del management come complice del comportamento di Harvey verso le donne. «Il reparto risorse umane faceva capo a lui e non ha fatto nulla per fermare discriminazioni, harassment e abusi pur avendo ricevuto decine di scioccanti denunce», aveva detto Schneiderman.