Whitney Houston il ritratto di una stella fra leggenda e fragilità

23 Dicembre 2022

È uscito il film biografico sulla vita del mito del pop mondiale L’opera co-prodotta dal magnate della musica Clive Davis

ROMA. Realizzare un racconto di Whitney Houston, «probabilmente la più grande artista femminile della musica del nostro tempo» che le rendesse giustizia, visto che i precedenti suoi ritratti (come quello di Whitney, il documentario nel 2018 firmato dal premio Oscar Kevin MacDonald) «sono stati inaccurati». Questo pensiero è ciò che ha spinto un mito della musica come il produttore e magnate discografico 90enne Clive Davis, che ha scoperto e sostenuto per tutta la sua carriera la cantante, a essere fra i produttori del biopic Whitney - Una voce diventata leggenda, con la regia di Kasi Lemmons, appena arrivato nelle sale italiane con Warner Bros Entertainment Italia.
È la britannica Naomi Ackie a calarsi, in una performance intensa e personale, nel ruolo della straordinaria artista diventata appena ventenne una star globale del pop e morta prematuramente dieci anni fa, a soli 48 anni, da sola nella vasca d'albergo del Beverly Hills Hotel, per un annegamento accidentale causato dall'eccessiva assunzione di droghe, unito alle conseguenze di una malattia vascolare progressiva, l'arterosclerosi.
Una fine tragica (seguita tre anni dopo dalla morte in circostanze simili dell'unica figlia della cantante, la 22enne Bobby Kristina Brown) presente nel film (che ha avuto anche l'appoggio della famiglia della cantante). Nelle intenzioni dei realizzatori, si vuole offrire un quadro il più completo possibile del percorso umano e artistico di Whitney Houston. Un obiettivo nobile non sempre raggiunto dalla sceneggiatura di Anthony McCarten (già autore dello script di Bohemian Rhapsody) che a tratti si limita semplicemente a evocare gli avvenimenti, seppure con del pathos ottenuto grazie a un ottimo cast, ma senza realmente approfondirli. È ciò che succede quando si affrontano, ad esempio, temi come l'inizio della dipendenza dalla droga della cantante, presente già da prima dell'incontro con il collega “ragazzaccio”, infedele e instabile, Bobby Brown (interpretato dall’attore Ashton Sanders), diventato poi suo marito e padre di sua figlia. Un incontro che comunque ha contribuito a peggiorare la situazione. Toccate superficialmente anche le pressioni che hanno portato Whitney Houston a interrompere la relazione amorosa omosessuale con Robyn Crawford (Nafessa Williams), iniziata quando entrambe erano poco più che adolescenti. Un legame umano profondo continuato anche dopo la rottura, con la Crawford che ha accettato di rimanere accanto a Whitney Houston come confidente, assistente e migliore amica per gran parte del suo percorso di vita e professionale.
È perfettamente raggiunto invece un altro degli scopi del discografico-produttore Clive Davis, che nel film è interpretato da uno straordinario Stanley Tucci: ovvero ricentrare l'attenzione degli spettatori sull'assoluta unicità e sulla potenza del talento di Whitney e sull’influenza che ebbe su un'intera generazione di artisti. Naomi Ackie ha cantato dal vivo nelle scene per dare veridicità alle performance, ma la voce che sentiamo nel film è quella della Houston, con un paio di eccezioni.
Il film rievoca, attraverso ventidue canzoni i capisaldi del suo viatico, dalle prime hit globali come I wanna dance with somebody, fino alle performance rimaste nella storia della musica, come quella in cui Whitney cantò l'inno nazionale statunitense al Superbowl del 1991, oppure “l'impossible medley” eseguito agli American Music Awards del 1994. Ne emerge nel complesso un affresco coinvolgente, di una artista unica, intelligente, determinata e fragile, sottoposta a enormi pressioni fin da giovanissima e spesso schiacciata dall'immagine che altri le hanno imposto. Anche per il fatto di avere due genitori impegnativi, Cissy come lei grande cantante e Anthony, troppo disinvolto nell'amministrare i soldi della figlia, interpretati rispettivamente da Tamara Tunie e Clarke Peters.
«Ho trovato in me una forza inaspettata nell'interpretare Whitney Houston», spiega la protagonista Naomi Ackie. «Non sono un'attrice che si porta a casa i personaggi che interpreta. Tra il “ciak” e il “taglia”, concentro tutte le sensazioni, ma poi le lascio alla porta. Però con questo film ho provato qualcosa di diverso a livello emozionale. Sono entrata davvero in contatto con me stessa e con le mie potenzialità in un modo che non mi era mai stato chiesto di fare prima. Nelle scene non interpretavo più solo Whitney Houston. Diventavo davvero lei».
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