Yang Lian: «Scrivo poesie per comprendere il mondo»

Lo scrittore cinese a Pescara per ricevere oggi il Premio internazionale NordSud «Sono come un marinaio lontano dalla sua terra in cerca sempre di una casa»
«Pescara per me è una città importante perché, nel 1999, il Premio Flaiano è stato il primo ricoconoscimento internazionale per la mia poesia. Ed è successo dopo dieci anni di viaggi in giro per il mondo, in seguito al mio esilio dalla Cina, dopo i fatti di Piazza Tienanmen».
Yang Lian aveva 44 anni quando, nell’estate del 1999, arrivò a Pescara per ritirare il suo “Flaiano”. A quel premio seguì, nel 2012, il Nonino, sempre in Italia e sempre per la sua poesia. Uno dei suoi libri più famosi è “Dove si ferma il mare” edito da Scheiwiller nel 2004 e ripubblicato da Damocle nel 2016. Nato a Berna in Svizzera ma cresciuto in Cina, Yang Lian è passato attraverso l’inferno della dittatura maoista e della cosiddetta rivoluzione culturale degli anni ’60, uscendone come esule. Dopo il 1989, ha vissuto dappertutto, dalla Nuova Zelanda all’Inghilterra diventata la sua patria adottiva, dove oggi vive scrivendo e insegnando. A Pescara, Yang Lian è tornato, ieri, per ritirare un altro riconoscimento, il Premio internazionale per la poesia NordSud che riceverà, oggi alle 17.30, nella sede della Fondazione Pescarabruzzo (organizzatrice del premio) in corso Umberto a Pescara. Con lui, a ritirare il Premio NordSud per le Scienze sociali, ci sarà l’economista indiano, Ragupathy Venkatachalam. Alla vigilia della cerimonia, Yang Lian parla di poesia e di cosa significa oggi essere uno scrittore cinese, in questa intervista al Centro.
Perché scrive poesie?
All’inizio amavo la poesia per la sua capacità di esplorare i segreti della mente e dei sentimenti, di scovare le domande più profonde che riguardano la nostra vita. Tutto questo mi affascinava molto. Oggi, invece, penso che la poesia sia la letteratura stessa. Il solo modo di affrontare il problema del mondo.
E qual è il problema del mondo?
Tutti pensano che questo problema sia grande ma trovano difficile affrontarlo. La questione fondamentale, dopo la fine della Guerra fredda, è stata l’affermarsi dell’ideologia del denaro che, oggi, controlla tutto e mischia le ideologie del passato, ponendo sullo stesso piano, in Cina, il comunismo e il capitalismo con il suo potere del profitto. Oggi l’economia è uguale dappertutto. Non c’è più modo di pensare al mondo come al bianco separato dal nero. Ecco, la poesia è un modo di guardare alle cose così come sono e di rifletterci sopra.
Che ruolo ha giocato nella sua poesia il fatto di essere cinese?
La Cina è uno degli esempi più estremi di quello che chiamiamo Globalizzazione. Nel giro di una generazione, in Cina siamo passati dal comunismo più estremo, quello della rivoluzione culturale, a uno Stato che è oggi una potenza commerciale globale. E’ avvenuto tutto così velocemente. Come poeta cinese osservo questo cambiamento, che fornisce materia per i miei versi così come, allo stesso tempo, fa la poesia cinese attuale.
Da dove trae ispirazione?
La mia poesia è profondamente radicata nella vita. L’ispirazione mi arriva da una farfalla, da un fiore, dal mare. Il mare è molto importante.
Perché?
Nella cultura cinese è importante come la Grande terra gialla. Quando sono lì mi sento una piccola particella di questa Grande terra gialla. Attraverso il mio corpo sono in contatto con le generazioni che mi hanno preceduto. Quando sono lontano dalla Cina divento un marinaio che va per mare senza una casa. I marinai si fanno sempre ossessivamente le stesse domande: dov’è la mia casa, riuscirò a trovarla?
Quali sono i poeti che ama?
Per esempio, Ovidio, che era nato da queste parti. E poi, sempre fra gli antichi, Omero, il poeta dell’eroe vissuto e morto in esilio: Ulisse. E un altro poeta italiano: Dante, il mio più grande eroe letterario. C’è una somiglianza fra i poeti italiani e quelli cinesi.
Quale?
Gli uni e gli altri hanno subìto la forte pressione, contemporaneamente, della tradizione e della modernità e hanno dovuto combattere per trovare il loro posto nel mondo.
Fra i poeti moderni chi ama di più?
Altri italiani come Roberto Mussapi e Giuseppe Conte. E poi un poeta arabo come Adonis di cui sono grande amico.
A chi vuole scrivere poesie che consiglio darebbe?
Di pensare di più e di scrivere lentamente.
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