Zerocalcare vola su Netflix e in libreria: «Il seguito? Può darsi»

9 Dicembre 2021

Sold out l’incontro con il disegnatore alla Nuvola dell’Eur «La mia roba la leggono al Pigneto, mica gli intellettuali»

ROMA. Scherza sul successo della serie animata Netflix Strappare lungo i bordi: Zerocalcare, al secolo Michele Rech, star degli incontri, con oltre 900 persone, alla Nuvola dell'Eur a Roma dove, nel giorno di chiusura della fiera Più libri più liberi, è stato protagonista di un serrato dialogo con Chiara Valerio. Uno degli incontri più divertenti e irriverenti della fiera. Dopo il botto della serie Netflix, anche le vendite in libreria volano: Zerocalcare, con Niente di nuovo sul fronte di Rebibbia e La profezia dell’Armadillo è primo e secondo nella classifica dei libri più venduti della settimana (librerie Feltrinelli), davanti ad autori come Ken Follett e J.K. Rowlings.
Dopo le file allo stand di Bao Publishing dove Zerocalcare ogni giorno di Più libri più liberi ha firmato i suoi volumi, per il dialogo con Chiara Valerio il serpentone di fila ha raggiunto la misura record.
Si parte con la domanda canonica: ci sarà un seguito di Strappare lungo i bordi?
Adesso sto smaltendo gli accolli della prima, poi chissà. È andata abbastanza bene per poter immaginare di fare un seguito, però poi bisogna vedere se ha senso, se è una cosa che a uno gli va di fare, se ha cose da raccontare. Di solito nei fumetti metto dei mini riferimenti al testo di una canzone, con l'animazione puoi fare una sovrimposizione. Ho cominciato a fare questa roba, l'ho fatta da solo registrando al telefono. Clippini da tre-cinque minuti a settimana, ma me lo potevo permettere perché eravamo in lockdown. Per Netflix è stata un cosa molto più complicata: fare una serie animata di 90 minuti in circa nove mesi di lavoro, con duecento persone che ci hanno lavorato, che sono iper professionisti e si sono fatti “un culo come un secchio” è diverso. Se l’avessi dovuto fare io non sarei stato capace e ci avrei messo forse 150 anni e sarebbe comunque uscito brutto.
Grazie alla serie Netflix, abbiamo scoperto che gli intellettuali non leggono Zerocalcare. Nessuno sapeva niente dell'Armadillo, come è possibile?
Non mi stupisce. Nessuno si legge la roba mia. Al Pigneto leggono la roba mia. Chi mi ha intervistato nella vita non si è mai letto niente di mio. È sempre così.
Come è stato passare dai fumetti alla serie animata?
Sono passato dalle immagini fisse a quelle in movimento tre anni fa per un motivo banalissimo legato alle mie manie del controllo. Volevo imporre alle persone la musica da sentire mentre leggevano le mie storie.
Quando ha scoperto la passione per i fumetti?
Ho la percezione di disegnare da sempre, sono della generazione di quando Topolino vendeva un milione di copie. Disegno da quando ero microscopico. Era la cosa che facevo più di tutto, però ho il ricordo che a scuola, fino a 10 anni, ero proprio una pippa in disegno perché mi facevano disegnare cose assurde, lungo i quadratini. Ho cominciato a disegnare storielle intorno ai 12-13 anni, i primi fumetti. Li facevo per me stesso, per i professori, poi è arrivato il punk. Facevo i fumetti per le fanzine. Ma lo scarto tra pippa totale e il dopo non mi ricordo quando è avvenuto.
A proposito del dibattito che infiamma i social su Roma Nord, dopo l'iperbole di Pietro Castellitto a Sette: «Non credo esista un posto più feroce. Chi è cresciuto a Roma Nord, ha fatto il Vietnam»...
Quello che mi interessa non è tanto il giudizio su Roma Nord, ma che ci sia lo stesso sguardo sulla periferia, il buon selvaggio o il degrado. Non è cambiato tanto. Ho provato ad affrancarmi dal mio personaggio ma è uscita una schifezza. Comunque non puoi continuare a far vedere i lati belli, se no sei un mitomane. Mi sono posto il problema di mostrare i lati brutti. È più interessante raccontare le contraddizioni.
E quanto il fumetto è utile per smantellare temi sociali? Quanto è politico?
Lo è tantissimo perché ti permette di parlare di cose complesse. Non viene preso spesso sul serio, ma è figo per questo. E mi sono dato certe regole: rispetto il mio lavoro e cerco di non peggiorare il mondo con la mia roba. Cerco di ricondurre sempre la politica alla collettività.
L’incontro si chiude fra gli applausi, poi Zerocalcare comincia a firmare le copie.