È “Madre notturna” l’horror firmato Abruzzo che terrorizza il mondo

Il film del sulmonese Campea con cast pescarese va in 70 Paesi Il regista: «In America ci hanno creduto dal primo momento»
SULMONA. La follia, la luna, la licantropia. I rimandi alla classicità, mondo che ha continuato a esplorare nel film “Orpheus”, in fase di montaggio. C’è tanto in “Madre Notturna” di Daniele Campea, talentuoso regista di Sulmona, originario di Popoli. Dopo aver vinto, nel 2022, l’Anello d’Oro per il miglior lungometraggio internazionale al Ravenna Nightmare Film Fest e, l’anno successivo, il premio per il miglior film internazionale all’Eerie Horror Fest, “Madre Notturna” si prepara a fare il giro del mondo.
Sarà in distribuzione, dal 27 settembre, in Italia, Regno Unito, Stati Uniti e Canada. Si comincia da Amazon Prime Video e Apple Tv, ma saranno diverse le piattaforme che accoglieranno il lungometraggio. Nei prossimi mesi, il film arriverà a essere visto in 70 Paesi di cinque continenti, sottotitolato in inglese, francese, tedesco e giapponese. «Dopo la proiezione al Massimo di Pescara, nel febbraio 2023, ci siamo concentrati sulla distribuzione. Un agente americano ci ha messi in contatto con Buffalo 8, società di Los Angeles molto attiva, attraverso la quale siamo riusciti a creare qualcosa di veramente importante» racconta Campea. «La soddisfazione è grande. “Madre Notturna” è un film a cui sono molto legato, che ha comportato grandissimo impegno – creativo e produttivo –, girato in piena pandemia di Covid. Temevo potesse non avere un appeal così grande – è un horror sui generis, con molta psicologia e atmosfere claustrofobiche – invece in America ci hanno creduto dal primo momento, ne sono stati entusiasti. La notizia che uscirà anche in Giappone è di pochi giorni fa. Lo vedranno in tutto il mondo ed è un risultato straordinario». Prodotto da Creatives con il contributo della Fondazione Pescarabruzzo, è stato girato completamente in Abruzzo, tra Popoli, Sulmona e Raiano. Il film racconta di Agnese (Susanna Costaglione), studiosa di lupi, che torna a casa dopo un lungo periodo di ricovero in un istituto psichiatrico. Torna da sua figlia Arianna (Sofia Ponente), adolescente introversa che ha con lei un rapporto problematico, e da suo marito Riccardo (Edoardo Oliva), che cerca di tenere in piedi una famiglia al collasso. «La luna ha un potere occulto su Agnese, la sua mente inizia a disgregarsi e il suo corpo a trasformarsi. Quando Riccardo si ammalerà, madre e figlia si ritroveranno ad affrontare i fantasmi del passato, rinchiuse in una casa circondata dai boschi in cui gli incubi prendono il sopravvento».
Daniele Campea ha voluto rappresentare, anche attraverso la scelta delle inquadrature – fisse, pittoriche – «la discesa nella follia». Nel cast, inoltre: Elena Battarin, Riccardo Pellegrini, Vincenzo Mambella, Sveva Colangelo Palombizio. La luna e i suoi effetti, la licantropia. «Mi sono rifatto a una tradizione antica che vedeva la licantropia come una conseguenza della depressione, della melanconia. Mi piaceva l’idea di creare un parallelismo tra questa donna, studiosa di lupi, che regredisce pian piano a uno stato sempre più arcaico. La licantropia è legata a una condizione psicologica». Grande protagonista è poi la musica, con la “Norma” di Bellini e “La Follia” di Corelli. Il regista abruzzese, classe 1982, ha attinto, inoltre, al mondo classico. «Ho tratto ispirazione da “Le Baccanti” di Euripide, dal tema della follia contenuto nell’opera del grande tragediografo greco. La ragazza protagonista si chiama Arianna – che nel mito è la sposa di Dioniso – ed è una ballerina. Ho preso le Baccanti che, possedute dalla potenza divina, attraverso la danza, riescono ad accedere a un’altra dimensione- come punto di riferimento a tutto tondo. Ho raccontato il doppio volto della follia, che da una parte solleva e libera, dall’altra distrugge».
L’esplorazione del mito proseguirà con “Orpheus”, in uscita nel 2025, con al centro la storia di Orfeo ed Euridice. «Sto sperimentando linguaggi nuovi. L’idea è creare un prodotto trasversale, che possa essere visto al cinema ma anche costruito come una video – installazione. Vorrei portarlo anche nei musei, come una sorta di quadro vivente, e creare veri e propri dialoghi con l’arte antica». “Orpheus” ha visto la collaborazione dell’Università d’Annunzio di Chieti: coinvolti gli studenti del DiLass, coordinati dal professor Federico Pagello.