È morta a 56 anni Tatjana Patitz supermodella degli anni Novanta

12 Gennaio 2023

NEW YORK. Tatjana Patitz, modella di Vogue la cui ascesa nel mondo della moda inaugurò negli anni Ottanta e Novanta l’epoca delle supermodelle, è morta all’età di 56 anni. Ne dà notizia la rivista...

NEW YORK. Tatjana Patitz, modella di Vogue la cui ascesa nel mondo della moda inaugurò negli anni Ottanta e Novanta l’epoca delle supermodelle, è morta all’età di 56 anni. Ne dà notizia la rivista americana diretta ad Anna Wintour. Cresciuta in Svezia da madre estone e padre tedesco, Tatiana Patitz cominciò a posare a 17 anni: «È sempre stata il simbolo europeo di cosa è chic», ha detto la Wintour paragonando la modella a «un incrocio tra Romy Schneider e Monica Vitti». Tatjana non aveva scelto New York, Londra o Parigi come base, ma un ranch in California nella Santa Ynez Valley dove Peter Lindbergh, il suo mentore fin dagli esordi, l’aveva fotografata con il figlio Jonah. È con Jonah («la mia fonte di felicità») la sua ultima immagine pubblica scattata da Tina Barney alla fine del 2019. Ancora non si conoscono le cause che hanno portato alla morte della 56enne e nemmeno la data precisa. Claudia Schiffer era la bomba sexy, Linda Evangelista il camaleonte, e Tatjana era la bellezza naturale Di momenti che hanno trasformato la sua carriera in un racconto memorabile ce ne sono molti: per esempio il video “Tell me” del 1988 di Nick Kamen, in cui la modella in versione gigantessa trattava il cantante George Michael – all’epoca suo fidanzato – come fosse un giocattolo. O la cover del Vogue inglese del 1990 con lei, Naomi, Cindy Crawford, Linda e Christy a simboleggiare l’ascesa delle nuove top model. Le 5 si sono ritrovate anche per quello che è forse il video più emblematico degli anni Novanta, Freedom! '90 di George Michael, con loro che cantano in playback il brano. Era tornata a calcare le passerelle per Etro, a Milano, nel febbraio 2020: a chi andava a salutarla e a professarsi suo fan (ed erano in molti) lei rispondeva stupita e felice, quasi non pensasse che il pubblico si potesse ricordare di lei. E invece, l’impronta che ha lasciato nel settore è profonda e permanente