È morto Hans Erzensberger faro del dopoguerra tedesco

BERLINO. Una produzione enorme, senza un centro evidente, è forse il risultato di quell’aspirazione dichiarata all'universalismo. La Germania dice addio ad Hans Magnus Enzensberger, uno degli...
BERLINO. Una produzione enorme, senza un centro evidente, è forse il risultato di quell’aspirazione dichiarata all'universalismo. La Germania dice addio ad Hans Magnus Enzensberger, uno degli intellettuali decisivi del dopoguerra tedesco. Lo scrittore è morto mercoledì a Monaco, all’età di 93 anni. E il vuoto lasciato da questo «onnivoro» intellettuale è subito tangibile. «Suo marito non ha mai temuto di rivolgere anche le domande apparentemente più semplici. Originalità inesauribile, pensiero sorprendente, voglia di umorismo e ironia erano le firma inconfondibile della sua opera», ha scritto il presidente Frank Walter Steinmeier, nel messaggio di cordoglio alla vedova Katharina. «Ha personificato la libertà di espressione e di pensiero, di cui la nostra democrazia ha bisogno come l'aria che respiriamo», la chiosa. Poeta, reporter, saggista, illuminista, collezionista, editore, redattore, provocatore, traduttore, critico, pedagogo, ammonitore, polso intellettuale di una Repubblica federale più sfacciata e più interessante, uno spirito arguto, libero, un polemista che ha affrontato molte materie, attraversando la storia della Repubblica federale. Nato a Kaufbeuren nel 1929, troppo giovane per diventare un soldato nel nazifascismo, visse la sconfitta della Germania e l’arrivo degli alleati come una liberazione. Poeta giovanissimo, fece parte del leggendario Gruppo 47, e poi fondò la rivista culturale Kursbuch. Figura di riferimento di autori del calibro di Grass, Walser e Boell, scrisse con ben tre pseudonimi e con una produzione complessiva di oltre 70 tomi trovò la sua forma ideale di espressione nel saggio.